Non è un cliché, è la verità: sulla piazza berlinese i DJ—autoctoni o meno—con un background prettamente drum & bass sono pochissimi. Di norma non si trovano bene, si sentono schiacciati dall’onnipotenza della cassa dritta teutonica, almeno da quando giganti del suono spezato come DHR o Praxis hanno iniziato a perdere colpi o defungere direttamente. Ecco, Geoff Presha invece ci si trova piuttosto bene. Si è trasferito da UK un po’ di anni fa e ha iniziato a contaminare il suono dei suoi set con i segmenti più mefitici e radicali dell’elettronica disponibile in città, incorporando i minerali pesanti che ne contaminano il suolo dentro l’energia mutante e ruvida che il bagaglio bassoso del suo paese gli aveva messo a disposizione.
Da quella posizione, Geoff gestisce il grappolo di label che ha fondato e controlla da tempo: Samurai Music, partito anche quello come esperimento strettamente D&B e poi evolutosi in nuove diramazioni, compresa la distribuzione di altre label, come la Contort di Samuel Kerridge. Tra le ultime uscite si notano diverse chicche: anzitutto Ancestral Voices (AKA Liam Blackburn degli Akkord), che nell’EP Invocations sviluppa in un rituale completamente digitale la potenza di suoni percussivi organici, poi il bell’EP di rimaneggiamenti che Lucy ha realizzato per Pact Infernal, specie di cugino satanico dei Raime con la pelle arrugginita. Entrambi i progetti sonomarchiati dalla sublabel Samurai Horo, il primo esce il 27 novembre mentre l’altro è già fuori. Oltre a questo ci sono ben due showcase in arrivo: uno a Londra e l’altro a Berlino. Era giusto l’occasione buona di chiedergli un mix, e anche per fargli qualche domanda.
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Noisey: Samurai è nata come label drum & bass, la vedi ancora così?
Presha: Samurai Music e Red Seal fanno ancora uscite Drum and Bass, mentre Horo ha decisamente cambiato strada e non tratta più questo genere. Non c’è dubbio che veniamo dalla Drum and Bass, ma penso che Horo abbia sviluppato il proprio sound. Nel 2016 ci saranno alcuni cambiamenti per evitare confusione tra le due label, visto che troviamo persone che danno per scontato che pubblichiamo solo Drum and Bass, ma non è così.
Pensi che la drum & bass sia una definizione limitante o, al contrario, sia una dichiarazione liberatoria?
A dir la verità al momento è una categoria limitante per me. Mi piace ancora molta Drum and Bass ma sono anni che non succede nulla di nuovo in quella scena. I fan della Drum and Bass sono molto leali ma una buona fetta è anche di mentalità molto chiusa e non si aprono ad altri generi. Siamo stati fortunati ad avere un pubblico fico e di mentalità aperta che ci ha seguito nel nostro viaggio dalla Drum and Bass verso altri stili, ma abbiamo anche molti detrattori che vorrebbero che ci rimettessimo in riga e tornassimo a pubblicare sempre la stessa cosa ad nauseam.
Che cosa rende un’uscita un’uscita Samurai Music?
Ognuna delle nostre label è differente, ma musicalmente tutto ha sempre girato attorno al mio gusto personale, che è l’unica cosa di cui mi sono sempre fidato quando si tratta di scegliere cosa far uscire. Devo anche essere in grado di andare d’accordo con la persona che ha creato la musica a un livello personale. Il resto è fatto dai nostri piccoli tocchi estetici che il pubblico sembra gradire particolarmente.
SM ha molte sottoetichette. Qual è lo scopo e la storia di ognuna?
Samurai Music è la label originale ed è per quella che io definisco dance-floor Drum and Bass. Red Seal è per la Drum and Bass più sperimentale e per le cose più espressive (tipo Tokyo Prose). Horo è per l’elettronica sperimentale a qualsiasi bpm. All’inizio della label il nostro distributore ci disse che non potevamo pubblicare un sacco di tipi diversi di musica con un’unica etichetta, così l’abbiamo divisa. Horo è un prodotto del mio trasferimento a Berlino che ha portato a un’immersione nella scena house e techno locale (come ogni altro turista musicale a Brerlino). Nel 2016 assorbiremo Red Seal con Samurai Music e Horo diventerà un’etichetta a sé stante, così non ci sarà più confusione su quali label pubblicano Drum and Bass e quali no.
Cosa ne pensi dell’attuale revival breakbeat, considerato che sei nel giro da quando non era ancora di moda?
Non sono mai stato un fan della jungle, mi piaceva di più la roba che si staccava dai trap stereotipati della jungle e il revival sembra evidenziare in particolare la parte stereotipata di quegli anni. Mi fa piacere che alla gente piaccia, ma alle mie orecchie suona tutto un po’ facile e ovvio. La bellezza di quegli anni era la ruvidezza. Senza quella è come il facsimile di quella vibrazione.
La maggior parte degli artisti SM abita il lato più oscuro della musica elettronica, qualcosa che è stato parte integrante dei suoni jungle/D&B fin dagli albori (Mark Fisher la chiama “The Thrill Of The Hunted”). Da dove proviene questa attitudine secondo te? C’è qualche elemento in particolare che ti attrae in quella direzione?
È un argomento interessante e penso che ognuno faccia caso a sè. Sono cresciuto con i film dell’orrore, ho avuto i miei anni da goth e anche il mio periodo hardcore / trash metal, quindi ho sempre gravitato attorno al lato più oscuro della musica. È un tipo di fascino cupo che ha sempre permeato il mio gusto musicale.
Hai avuto qualche epifania di recente, ad esempio un disco o un dj set che ti hanno davvero colpito a livello emotivo?
Non esco molto spesso, ma l’Atonal è il mio banchetto annuale di delizie musicali. Quest’anno il live set di ENA è stato carico di tante emozioni, per quanto mi riguarda, e sono stato anche molto fiero di Yu. Se ne stava là sopra come se fosse nato unicamente per fare quello e ha suonato un set incredibile. Il mio momento preferito in ogni caso, per quest’anno, me l’hanno regalato Alessandro Cortini e Lawrence English con Immediate Horizon. Quello è stato un momento molto speciale per me, ha legato insieme un sacco di cose da un punto di vista musicale.
Puoi descrivere il mix che hai preparato per noi?
La prima metà è uno showcase di musica inedita di Horo, Auxiliary e della nuova etichetta Grey Area, che è una collaborazione tra Samurai e Auxiliary. La musica di Grey Area funge da legame tra 85/128 bpm e il mix finisce con un po’ di techno che amo. È stato registrata live one take con un paio di CDJ 2000 Nexus, un Allen & Heath Xone 43C. È una panoramica del mio modo di pensarmi come DJ in questi giorni.
TRACKLIST:
01. Unknown – Untitled
02. Unknown – Untitled
03. ENA – Untitled
04. Isolou – Käfer (Samurai Horo)
05. ENA – Untitled (Samurai Horo)
06. Unknown – Grey Area Vol 3 # 2 (Grey Area)
07. Sam KDC – A2 – 20 08 15 3 (Auxiliary)
08. Pact Infernal – Circle III [Gluttony] (Samurai Horo)
09. Unknown – Untitled
10. Pact Infernal – Circle I [Limbo] (Samurai Horo)
11. ASC – Loophole (Sam KDC Remix) (Samurai Horo)
12. Unknown – Grey Area Vol 2 # 2 (Grey Area)
13. Unknown – Grey Area Vol 2 # 1 (Grey Area)
14. Unknown – Untitled
15. Unknown – Untitled
16. Unknown – Untitled
17. Unknown – Grey Area Vol 2 # 3 (Grey Area)
18. Abdulla Rashim – Aksum 4 (Abdulla Rashim Records)
19. Abdulla Rashim – Alem Maya 3 (Abdulla Rashim Records)
20. Abdulla Rashim – Red Uprise (Northern Electronics)
21. Acronym – Jotunheim (Semantica)
22. Acronym – Nifelheim (Semantica)
23. Pact Infernal – The Descent Chapter 1 (Lucy Cosmic Mix) (Samurai Horo)
24. Shifted – Entartung (Avian)
25. Nastika – Transverse Plane (Altar)
26. Unknown – Untitled
27. Unknown – Untitled
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