CubeSats schierati in orbita. Immagine: Wikimedia
Questa storia è una tecno utopia tanto quanto sembra: un gruppo di imprenditori vuole colmare il digital divide e aggirare la censura trasmettendo sulla Terra, da una costellazione di nanosatelliti orbitanti, una rete internet gratuita. Il nome del progetto è Outernet.
In pratica, l’idea non è quella di dare a tutti il completo accesso alla rete, ma, piuttosto, di fornire alla gente in giro per il pianeta una selezione di notizie e contenuti culturali di alta qualità. In un primo momento, le comunicazioni saranno solo unidirezionali—tipo un network multicanale senza fili.
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Il nobile obiettivo è garantire il diritto all’informazione online a quei miliardi di persone che non vi hanno accesso. Non tanto per assicurarsi che ogni singolo cittadino sul pianeta possa fare acquisti su eBay o guardarsi in streaming How I Met Your Mother, ma per eliminare le diseguaglianze nella diffusione della conoscenza globale.
Outernet è finanziato con il sistema del seed-funding dalla Digital News Ventures, parte del no-profit Media Development Investment Fund, il quale investe nelle startup nel campo dell’informazione, in particolare quelle orientate ai “mercati di frontiera.” Il gruppo è alla ricerca di donazioni e spera di raccogliere “decine di milioni” di dollari per poter mandare in orbita bassa centinaia di CubeSat. Come spiega il sito ufficiale del progetto:
Ogni satellite riceve flussi di dati da una rete di stazioni a terra e li trasmette a ciclo continuo, finché non riceve nuovi contenuti. Per poter raggiungere il più ampio pubblico globale possibile, l’intera costellazione utilizza un protocollo UDP su multicast WiFi. Anche se non è molto comune, si tratta di una tecnologia collaudata, specialmente quando i dati fanno un solo salto per arrivare al destinatario.
Il MDIF ha dato l’annuncio del progetto Outernet a inizio febbraio. Il capo progetto Syed Karim, direttore del settore innovazione per il Digital News Ventures, ha poi risposto su Reddit alle infuocate discussioni suscitate dalla notizia della missione. Per ora le reazioni sono state varie, ma l’ago della bilancia tende a spostarsi verso il lato del “non è assolutamente possibile.”
Comunque sia, la piega tecno-anarchica di Outernet può conquistare molti cittadini della rete—la pagina web lo descrive come un “BitTorrent per lo spazio.” Per ora è stato proposto che tra i siti trasmessi da lassù ci siano: la catena dei blocchi di Bitcoin, Ubuntu, la OpenStreetMap, Wikipedia e Coursera. Ma tra i commenti, sia su Reddit che sull’apposito forum di Outernet, non mancano quelli scettici, che hanno sollevato alcuni dubbi—tuttora non chiariti—sulla fattibilità del progetto.
Primo, dove prenderanno i soldi? Karim ha detto che il prezzo richiesto da SpaceX per lanciare in orbita i microsatelliti è di circa 42 milioni di euro per 13 tonnellate di materiale. Sebbene sia molto meno rispetto ai normali costi per i satelliti di telecomunicazioni, non è certo uno scherzo. E questo solo per cominciare. Nel frattempo, sul sito si accettano donazioni e la quota da offrire alla causa è impostata di default a 10 dollari—ovviamente si accettano le criptovalute. Ma ci vorranno davvero un sacco di Bitcoin per mandare nello spazio tutti quei CubeSat.
Immagine: Outernet
Secondo, il team di Outernet non ha ancora chiarito come sceglierà i siti che saranno diffusi dalla costellazione di satelliti. Per ora, sta chiedendo agli utenti alcuni suggerimenti. Quindi, anche se la parte tecnica del piano dovesse funzionare bene, selezionare tutto quello che c’è di buono in rete diventerebbe ben presto un’impresa ingestibile. Data l’impossibilità di includere ogni proposta degli utenti, all’improvviso ci ritroveremmo con un piccolo gruppo di editori che decidono e controllano quali informazioni deve ricevere il mondo.
Infine, alcuni governi (specie quelli col grilletto facile in fatto di censurare internet) e organizzazioni potrebbero non prendere troppo bene questa faccenda di una rete alternativa. Avrebbero sufficiente potere e denaro per bloccare il segnale, influenzare i responsabili della programmazione, o violare la connessione. “Ci sarà una costante minaccia per la sicurezza,” ammette Karim su Reddit. “Outernet sarà un bersaglio ideale per gli attacchi da parte di hacker.”
Detto questo, sembra che il team di Outernet—che comprende un ex legale della Federal Communications Commission, un fisico, un graphic designer e un esperto in materia spaziale—abbia analizzato con cautela tutti gli aspetti del progetto, che tuttavia pare ancora molto ambizioso. “È una sfida complicata e stiamo ancora cercando di risolvere alcuni problemi,” scrive Karim.
Hanno delineato una tabella di marcia davvero ottimistica per il progetto: sviluppare i prototipi per giugno, cominciare le trasmissioni di prova dalla Stazione Spaziale Internazionale a settembre ed essere pronti e operativi a giugno 2015.
Per ora, sembra un po’ l’ennesima tecno utopia, una pia illusione che possiamo archiviare nella cartella “forse un giorno, ma non ora,” di fianco a quella dell’Hyperloop e della colonizzazione di Marte. Comunque, se qualcuno con le risorse di Elon Musk volesse supportare Outernet, forse ci sarebbe ancora qualche speranza.
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