Música

Per qualche mollica in più

Circa un mese fa, leggevo un articolo pubblicato su VICE, dal titolo “La critica perde i pezzi”. Da lì, diversi ragionamenti si sono fatti avanti, ma uno è rimasto con più persistenza degli altri. Al di là di tutto, mi sono domandata cosa mi aspetto dalla critica, e di conseguenza, cosa mi aspetto da chi la fa. Senza troppi fronzoli, la risposta è: palle e argomenti. Mi aspetto che chi scrive abbia un’opinione, dei motivi per sostenerla e il rifiuto al gregarismo. Per quanto mi riguarda, il buon critico è quello che si fa apprezzare proprio quanto sostiene cose diametralmente opposte al mio pensiero. Curioso che quando ho pensato ad un volto in Terra per questa silhouette, mi è venuto subito in mente l’esatto contrario: risponde all’anagrafe al nome di Vincenzo Mollica.

Per chi non lo conoscesse, Wikipedia recita: Vincenzo Mollica (Formigine, 27 gennaio 1953) è un giornalista e scrittore italiano. Aggiungo io: inviato RAI da illo tempore, conduttore su Radio2 di puntate radiofoniche dove ha intervistato i grandi nomi della canzone italiana, curatore della rubrica doreciackgulp in onda per il TG1 dal 1998 e detentore di amicizie illustri fra cui Fellini e Andrea Pazienza (c’è da dire a tal proposito che il ragazzo si drogava molto). Tuttavia questa presentazione non rende merito al personaggio. Da decenni, Mollica imperversa e infligge in ogni salsa la logica del compiacimento letterario in veste oratoriale, un approccio sempre attento a non essere sgradito a nessuno e creare buoni rapporti con tutti. I suoi articoli e interventi hanno la forma di comunicati stampa rimasticati, di veline rimaneggiate così come le interviste sono sempre intrise di assoluto buonismo, senza il minimo interesse a tirare fuori qualcosa di veramente sensato all’ospite.

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La tendenza mollichiana al giornalismo del volemose bene, che vira sempre sugli stessi argomenti e personaggi per celebrare una coesione, se non un vero e proprio endorsement malaticcio tra un arbitro di eleganza e i suoi soliti amici è l’esempio più grosso (scusate) e palese della peggior tendenza del giornalismo critico italiano, la quale ha generato la pericolosa convinzione, che purtroppo in molti casi è realtà, che a fare musica siano sempre i soliti venti orribili personaggi, quelli che probabilmente prima o poi si troveranno con lo stesso Mollica sul red carpet di Sanremo. Oltre a ciò, sorge il dubbio che avere un punto di riferimento di questo genere, solo quello, per la musica sulla TV nazionale abbia generato quel tipo di gap insondabile tra i musicisti col doppio lavoro e quelli triplamente stipendiati dalla SIAE.

Per quanto mi ricordi, e per quanto ho potuto leggere, l’intero mondo dello spettacolo mollicciano si assesta sull’asse dove siedono tutti, da Quentin Tarantino a Panariello, tutti in ugual misura eccezionalmente eccezionali, unici e che in quello che fanno je mettono er core. Inutile dire che, diversamente, verrebbero a mancare i requisiti fisiologici di base. Mossa da curiosità scientifica, ho provato a studiare quest’uomo più da vicino. Non troppo, altrimenti avrei rischiato di rientrare nel suo campo gravitazionale e andarmi a schiantare contro il suolo della sua giacchetta.

Ho considerato accuratamente i vari esempi di endorsement conditi di bonarietà di Mollica, ossia la capacità di racchiudere in una sola persona l’amore cieco di una mamma per il figlio, l’arrendevolezza dei catechisti e l’invadenza dell’animatore da spiaggia. Ne è emerso un mostro, un araldo del bollettino Agis in versione sonnacchiosa. Ma allora, mi chiedo, perché Mollica è l’affanno vocale senza pause dal 1980? È intollerabile, ti viene da pensare, che ad uno così sia consentito muovere della critica. Ma eccoci arrivati alla genialata, il coup de théatre del secolo: lui non si considera un critico ma un cronista.

Ossia:

Fra la mole di materiale disponibile sul mercato, lui seleziona a monte ciò che può essere di suo interesse e su quello si concentra. Se poi capita che in questa rosa, per una ragione o per l’altra, rientrino i soliti volti noti della TV nazionale, i fuoriusciti dei talent show, le cariatidi della belle epoque italiana, quello è solo in caso. E comunque, tutto quello che non cade nel calderone Mollica, è prontamente raccattato dalla stella doppia di Vincenzo, alias Red Ronnie. Ma questa è un’altra storia. Mollica è dunque un suggeritore di notizie, il declamatore degli RSS ancor prima che esistessero.

Ma prendiamo le cose così come vengono suggerite e accettiamo il fatto che Vincenzino sia più che altro un selezionatore, uno che redige playlist di artisti a colpi di like. Data la qualità proposta dai canali in chiaro della TV nazionale, nessuno si aspetta che si esca tanto facilmente dal circolo vizioso della generazione musicale dei nostri padri, che nasce in grembo alla SIAE e produce creature da talent. Quindi finché una figura come quella di Mollica rimaneva confinata in quell’universo, tanto male non poteva fare. Ma sono rimasta sbalordita quando mi sono imbattuta nella propaggine web di questo leviatano. La magica unione fra un ego alla frutta e la tecnologia ha portato alla creazione di una pagina meravigliosa, sublime esempio di muffa post-moderna.

Trattasi della sua pagina Facebook, Mollica Istantanee, un nome che già a prima vista profuma di cassetti alla lavanda e centrini all’uncinetto.

Dopo un minuzioso scandagliamento della pagina, sono in grado di produrre la seguente rassegna, che dimostra ancora una volta, in modo sempre più palese, che il nucleo attorno al quale ruota l’industria italiana delle major è quantomeno fuori forma.

Non abbiate paura di accompagnarmi in questo divertente viaggio nel mondo di un incontenibile poser. Una sfilza di autoscatti che starebbero bene appesi alle pareti di una qualche pizzeria nostrana. Nella sezione VIP che ivi hanno posato le natiche. Personalmente, la prendo come una interessante infografica sui personaggi della “cultura” italiana intorno ai quali gravitano tonnellate di merda, e forse quasi quasi c’è da ringraziare Vincenzo per essersi reso il fil rouge (anche se un po’ spesso) di questa carrellata di mostri.

Ecco qui:

Con Allevi

Con un evanescente Battiato

Non ci facciamo mancare i DURI: ECCO UMBERTO BOSSI DA GIOVANE! No, ah, è IL LIGA.

E…. I Negramaro!!!!!!1!!!!111!!

Ammetto, ad un certo punto mi sono volontariamente fermata, timorosa di tutti questi selfie dal basso verso l’alto (non si fa!) che dimostrano un’inconsistenza strutturale, oltre che sostanziale, di questo materiale fotografico.

Senza contare che in queste foto sembra sempre meno Mollica e sempre più Lele Mora o, se preferite, la versione sedata di Funari (anche se sedare un morto è un po’ una contraddizione).

Mi sono concentrata inoltre sull’occorrenza delle parole utilizzate nei post di Vincy ed ecco cosa ne è derivato da un canonico campione rappresentativo.

– cuore;

– di cuore;

– nel cuore;

– genio, da cui deriva l’albero semantico di geniaccio, geniale , genietto, super genio (raro);

– stimo usato alternativamente a ammiro, amo, apprezzo (versione freddina);

– bravissimo/a e il più comodo eccezionale che evita lo sbatti del maschile e femminile;

– bello/a;

– umanità e simpatia.

La ricerca è scientifica. Qui un grafico.

Il solo documento che testimonia la latitanza del superlativo, è rintracciabile nel servizio dedicato alla giornata mondiale del puffi, raro documento acquisito dalla pieghe del web dove si può assistere ad un Mollica discretamente tiepido nei confronti degli omini blu, gli unici individui nei confronti dei quali, finora, Vincenzo abbia mosso una critica.

Ci sono un sacco di sfumature a cui si può ricorrere senza necessariamente arrischiarsi a dire poco sportivamente che una cosa fa decisamente cagare. Per esempio, suggerisco l’uso del caro vecchio ma, un grazioso benché, un concessivo sebbene. Ma tutto questo è impossibile nel mondo di Vincenzo. Non è che Mollica parla solo di quello che gli piace. Gli piace tutto, e di fatto non ha mai parlato di niente, piuttosto ha marchiato ogni cosa incorniciandola nella ricorsività della parola “bello”. Le esplorazioni musicali in quella fatiscente finestra che è Doreciackgulp, sono totalmente insalvabili. E non solo perché i protagonisti scattano da Veltroni a Don Bachi ai Subsonica, ma perché è una rassegna stampa senza capo né coda che fluisce nell’universo senza contorni e senza differenze di Mollica, il che mi fa pensare che Vin sia una specie di tappo/spugna con cui mamma Rai occulta il fatto che in anni e anni di esistenza abbia ignorato il 90% delle espressioni culturalmente valide, concentrandosi costantemente sui soliti stronzi.

Per concludere, vorrei lasciarvi con l’unica traccia documentata di un Mollica interviene provvidenzialmente a interrompere un’esibizione SCOMODA di Elio e le Storie Tese al Primo Maggio, in un lontano periodo in cui forse le due cose avevano senso. Mollica in questo caso preferisce, tu guarda, concentrarsi sull’interessantissimo Ricky Gianco, nel disperato tentativo di chiedergli qualcosa che vada oltre la banalità. Il passo successivo era l’ascendente.

Segui Giulia su Twitter: @Giu_bertuzzi

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