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I pesci pappagallo salveranno le barriere coralline

Un pesce pappagallo. Immagine: Phil’s 1stpix/Flickr

L’International Union for Conservation of Nature ha pubblicato un lungo report sullo stato di salute delle barriere coralline dei Caraibi. Basato sui dati di 35.000 indagini effettuate nell’arco di 42 anni, è lo studio più esauriente sulle barriere coralline che sia mai stato pubblicato.

La cattiva notizia è che le barriere coralline stanno diminuendo con una rapidità incredibile: negli ultimi decenni è sopravvissuto solo un sesto della loro struttura originaria, e probabilmente nel giro di 20 anni andranno distrutte anche le parti che sono sopravvissute.

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La buona notizia è che potrebbe esserci una soluzione molto semplice: non uccidere più i pesci pappagallo. Lo studio ha scoperto che questi erbivori sono fondamentali, e contribuiscono in modo spropositato alla salute delle barriere coralline che li ospitano, perché si cibano delle alghe che soffocano i coralli.

L’IUCN ha citato il declino del numero di pesci pappagallo, insieme ad altri organismi che piluccano alghe come i ricci di mare, come causa principale della rovina delle barriere coralline. Surclassa addirittura gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulle barriere coralline tropicali, ma questo potrebbe cambiare nei prossimi decenni.

“Anche se dovessimo riuscire a fare scomparire domani gli effetti dei cambiamenti climatici, queste barriere coralline continuerebbero il loro declino,” ha affermato Jeremy Jackson in una dichiarazione, autore principale del report e consulente senior sulle barriere coralline. “Dobbiamo affrontare subito il problema del danneggiamento delle barriere coralline se vogliamo che abbiano qualche possibilità di sopravvivere ai futuri cambiamenti climatici.”

In ogni caso, la notizia dà un barlume di speranza. “Essendo improbabile che gli effetti dei cambiamenti climatici vengano sconfitti nei due decenni di vita che rimangono alle barriere, proteggere i pesci che si cibano delle alghe potrebbe essere un gioco da ragazzi.”

Tuttavia ci sono spesso reazioni ciniche verso questo tipo di storie da parte del pubblico. Il top comment di Reddit sul thread riguardo all’ipotesi dell’IUCN ne è un buon esempio.

Se non facciamo niente, tutto questo morirà. Immagine: Greg Grimes/Flickr

“Si potrebbe, ma non si farà,” afferma il redditor Angeldust01. “Almeno per ora. Costa molto e non dà profitti.”

Certo, Reddit è uno delle più grandi roccaforti di disfattismo indiscriminato di Internet. Bisognerebbe prenderlo con le pinze. Ma il commento riassume l’attitudine che molte persone hanno riguardo alle notizie sull’ambiente. Forse è questo il motivo per cui era il top comment del thread, nonostante più in basso ci fossero altre reazioni più ottimistiche.

L’idea che ci sia una risposta semplice a questo particolare problema di conservazione rende la questione quasi più straziante. E se perdessimo un intero ecosistema, che include circa un decimo di tutte le barriere coralline del mondo, soltanto perché non riusciamo a proteggere una misera specie di pesci? Forse dovremmo provvedere.

Gli attivisti che si battono per la protezione degli oceani dovrebbero essere ben consapevoli dello scarso ottimismo dell’opinione pubblica sui problemi della conservazione, che spesso viene criticata apertamente. Il caso esemplare è quello di Ayana Johnson, una dei 90 autori del report IUCN, che ha riassunto la scoperta su NatGeo.com.

“Questo potrebbe sembrare un provvedimento senza speranze, ma non lo è assolutamente!” ha scritto, e ha poi affermato “speriamo che il 2014 continuerà ad essere un anno di azioni forti per la conservazione degli oceani.” “Speranza” è diventata una parola molto frequente negli articoli a favore della conservazione. L’hashtag che Johnson ha consigliato perché si continui parlare del fatto è #OceanOptimism.

Fortunatamente Johnson ha già supervisionato una storia di grande successo in questo ambito, sull’isola di Barbuda, che sta per vietare la pesca dei pesci pappagallo e altri pesci simili, e riserverà un terzo delle acque costiere alle riserve naturali.

“Questo è il tipo di provvedimenti forti che devono essere replicati in altre zone se vogliamo aumentare la resistenza delle barriere coralline dei Caraibi,” ha detto Johnson in una conferenza stampa dell’IUCN.

Abbiamo la speranza che il provvedimento venga replicato in molte altre zone, così che i pessimisti abbiano un po’ meno materiale per il loro punto di vista, e gli ottimisti un po’ di più.

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