Ogni fotografo che abbia fatto carriera schiacciando i bottoni dell’otturatore di fronte a donne bellissime è in grosso debito con Harri Peccinotti. Lui è stata la prima persona a immortalare costantemente sulla macchina fotografica la sessualità delle attività quotidiane: vedute piacevoli e sovversive come ragazze che succhiano con cura dei lecca-lecca, primi piani di sederi sulle selle della bicicletta, e conigliette della spiaggia californiana scattate inavvertitamente con i teleobiettivi.
Harri è nato a Londra nel 1935. A 14 anni ha lasciato la scuola per disegnare le copertine degli album per l’etichetta jazz Esquire Records. Negli anni 50 ha cominciato a lavorare come fotografo pubblicitario e alla fine ha fatto servizi in qualità di art director per le riviste potenti e patinate come Rolling Stone, Vogue e Vanity Fair inglese. Ma sarà ricordato per sempre come il cervello principale dietro a Nova, una rivista inglese pubblicata per la prima volta nel 1965 che ha lanciato nuovi standard sia per la grafica che per il contenuto giornalistico integrando le idee prese dalla sottocultura psichedelica e la stampa underground di quel periodo.
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Nel ’68, dopo aver portato a termine un incarico in Vietnam, ha fotografato quello che ora è il leggendario calendario Pirelli delle ragazze pinup, calendario che accostava le poesie d’amore con delle interpretazioni fotografiche dei versi – attraenti donne scattate con buon gusto mentre si rilassano attorno all’isola tunisina di Djerba. A Pirelli – e a tutti coloro al mondo che non erano ciechi – è piaciuto così tanto che lo hanno invitato ancora l’anno seguente. Questa volta Harri ha proseguito ad aumentare il fattore della licenziosità presentando le summenzionate ragazze californiane in vari stati di nudità.
Gli sforzi recenti di Harri si sono focalizzati sul reportage etnografico, sulla produzione cinematografica, e sulla pubblicazione di libri sui suoi lavori. Continua anche a fare scatti di moda e pubblicità ed è consulente di fotografia per la rivista settimanale di attualità francese Le Nouvel Observateur. Ci siamo incontrati con lui a Parigi in un tentativo di strappare fuori qualche perla di saggezza da uno degli uomini più dotati che abbia mai tenuto in mano una macchina fotografica.
Vice: Bonjour, Harri. Come sei diventato uno dei più grandi fotografi erotici di sempre?
Harri Peccinotti: Onestamente, non ne ho idea. Penso che sia successo solo per caso- facendo foto di modelle senza i vestiti addosso. Questo è quello che ho fatto con il calendario Pirelli del ’68. Non credo fossero mai stati mostrati dei capezzoli in quei calendari fino a quello che ho fatto io, e persino allora c’era solo un capezzolo. Ora ovunque ci sono genitali e Dio sa cos’altro. Ho sempre fatto un sacco di primi piani, perché penso sia grafico, è come avvicinarsi. Suppongo diventi quando lo sto facendo, ed è il lato grafico della fotografia che la rende erotica, non le altre cose intorno.
Molte persone citano Nova come una delle riviste più influenti nella storia. C’era un impeto particolare che la ispirava?
È cominciata come una sorta di prova per un mercato particolare, che è il motivo per cui avevo così tanta libertà. Era per vedere se c’era un posto per una rivista che trattava le donne come intellettuali. Io penso che iniziava con un sottotitolo terribile, qualcosa come Nova : Per il Nuovo Tipo di Donna. La liberazione delle donne stava andando abbastanza forte in quel periodo.
Sembra perverso far scorrere delle foto di donne nude in una rivista femminile, soprattutto a quel tempo.
Beh, tutte le donne che lavoravano alla rivista – un sacco di grandi scrittrici, come Germane Greer –erano femministe, ma non erano antisessuali. Non è che non usavano il loro sesso, ovviamente. Erano piuttosto aperte. Per esempio, c’era una sorta di ragazzo hippie americano che fotografava sua moglie mentre partoriva. Aveva fatto queste serie esplicite dall’inizio alla fine, così le ho comprate, e l’editrice ha accettato di pubblicarle. La rivista era esaurita in circa dieci minuti perché la gente non era abituata a quel tipo di cose – soprattutto gli uomini.
Sei stato anche uno dei primi a fotografare e pubblicare foto di modelle nere.
Si, credo. È successo piuttosto naturalmente. Penso che tutte le donne siano attraenti. Non riuscivo a capire perché non c’erano modelle nere a quel tempo.
I tuoi soggetti non sono mai sembrati essere “perfetti” come le top model di oggi.
No, lo preferisco quando non lo sono. Penso che siano perfette, ma non per qualche standard immaginario di taglia o forma. Come ho detto, tutte le donne sono per me piuttosto attraenti. La foto della ragazza giapponese che avete scelto è stata fatta per un set di trucco in Giappone. Era molto difficile trovare vere modelle giapponesi in Giappone; a quel tempo, le modelle in Giappone erano metà coreane o metà bianche, quindi lei non era una modella. Era un’assistente di Issey Miyake.
Una volta c’era un articolo su Nova che diceva qualcosa come “Lascia crescere i tuoi capelli!” Vorresti che più donne si astenessero dal radersi le ascelle e le parti basse?
Si, certo, ero appassionato di peli sotto le ascelle e pubici. Mi piace abbastanza l’idea di essere peloso. Mi piacevano questa sorta di donne terra terra italiane e spagnole che non si radevano. È difficile per me fotografare ragazze adesso perché tutte hanno i peli pubici rasati a forma di cuore e piercing all’ombelico e tatuaggi.
Prima di finire, voglio vedere se sei disposto a divulgare il tuo più grande segreto: come riuscivi a far sentire le tue modelle così a loro agio? Sembra che avrebbero fatto qualsiasi cosa per te finché tenevi in mano la macchina fotografica.
Non lo so. Non sono uno pressante. Sono soltanto tranquillo. A quel tempo avevo pressappoco la stessa età delle modelle – per lo meno ero abbastanza connesso sessualmente a quella età, perciò c’erano alcune cose che succedevano. Ora sono più dell’età del loro nonno, ma mi sento ancora benissimo.
Il nuovo libro di Harri Peccinotti, H.P., raccoglie più di 40 anni dei suoi lavori migliori ed è nelle migliori librerie, edito da Damiani.
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