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La guerra per la privacy deve estendersi ai dispositivi mobili

Image: Wikimedia Commons 

Dai dati di un sondaggio appena pubblicato risulta che la maggioranza degli americani sostenga la necessità di una riforma della privacy online, ma non è molto chiaro cosa questo significhi nel dettaglio. Secondo un sondaggio di Vox Populi in sei stati e a Los Angeles più dell’80 percento delle persone ritiene che l’Electronic Communications Privacy Act (ECPA) del 1986, una legge che permette la perquisizione di mail più vecchie di 180 giorni, dovrebbe essere riformata. 

Se da una parte i dati sono incoraggianti, non bisogna però perdere di vista il quadro generale: questo e altri sondaggi danno poca importanza ai dati raccolti dai dispositivi mobili. Con startup che si formano ogni giorno con il sogno di fare fortuna utilizzando le informazioni degli utenti, la questione più critica rimane la privacy sugli smartphone e sui tablet. E la crescita nel mercato dei dispositivi tecnologici indossabili, non fa che rendere più urgente il problema.  

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Che siano smartphone, tablet, o smart watch, i nostri dispositivi mobili sono sempre con noi. E se non sono nelle nostre mani o sul polso, si trovano nelle nostre tasche, nei nostri zaini e borse, e trasmettono la nostra posizione e altre informazioni ad Apple, Google, Facebook e ad altre compagnie della Silicon Valley. Queste compagnie conoscono i nostri ristorati e bar preferiti, il tipo di musica e di cultura che ci piace, e le comunicazioni via immagini o via testo che condividiamo su Instagram, Twitter e altre applicazioni. Questi dati e altri sono oro per i sistemi di sorveglianza. 

In un sondaggio condotto su Internet nel 2013, ad esempio, l’86 percento degli utenti di Internet ha affermato di “prendere provvedimenti per rimuovere o nascondere dalla rete le proprie tracce digitali. “Si va dalla criptazione delle mail all’eliminazione dei cookie al mascheramento dell’indirizzo IP per evitare di usare il proprio nome sui network virtuali. Lo stesso sondaggio ha scoperto che il 68 percento degli utenti crede che i correnti sistemi di protezione della privacy non siano adeguati. Il sondaggio però non parla dei dati dei dispositivi mobili. 

Questa è una lacuna evidente anche in altri sondaggi realizzati di recente. In un sondaggio Associated Press-GfK risultava che il 60 percento degli interpellati dava più valore alla privacy che alle misure di protezione anti-terrorismo. Un sondaggio USA Today/Pew Research pubblicato a Gennaio ha evidenziato che la maggior parte degli Americani al momento disapprova la raccolta massiccia di dati estratti da chiamate telefoniche fatta dalla NSA: ma dove sono i numeri della privacy sulle informazioni dei dispositivi mobili? 

L’amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg aveva intuito la questione già nel 2010, quando venne introdotta la nuova piattaforma di messaggistica. “Gli adolescenti non usano le mail, usano molto gli SMS. Le persone vogliono vie di comunicazione più rapide come gli SMS e le chat per parlare tra loro,” ha detto Zuckerberg, che ha successivamente raddoppiato le piattaforme di messaggistica con l’ acquisto di Instagram e WhatsApp. 

È difficile incolpare lo sponsor dei sondaggi, Digital 4th, associazioni formata da gruppi come la ACLU e il Center for Democracy and Technology. A livello tattico, un’ampia riforma della privacy online è vitale, e bisogna tastare il polso della nazione per capire da che parte stiano gli americani. Ma se si vogliono prendere e mantenere delle misure sulla privacy, bisogna tenere conto dei chiari trend culturali in atto: i sostenitori della riforma devono esaminare quali app vengono usate, specialmente tra i giovani, e intervenire di conseguenza. 

Deve iniziare un duplice approccio alla privacy mobile con campagne per educare gli utenti, giovani e vecchi, alla privacy dei dati sui dispositivi mobili, e con intensi sforzi da parte del Congresso per elaborare la riforma sulla raccolta dati mobile. Perché, davvero, i dispositivi mobili e il loro universo di app sono strumenti di controllo più efficienti e completi di quanto le mail da sole possano essere. 

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