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Il problema dei pesticidi per la cannabis

È superfluo ricordare che la coltivazione dell’erba è un po’ diversa dalle altre. Voglio dire: non credo proprio che gli agricoltori tradizionali perdano ore di sonno a preoccuparsi che qualche ragazzino dispettoso possa intrufolarsi nei loro campi per fregare manciate di cavoli biologici (forse giusto qualche hipster ossessionato dal bio potrebbe provarci). Ma esiste un ambito in cui la differenza tra la marijuana e altri tipi di colture è particolarmente netta: quello dei pesticidi e coinvolge tanto i produttori quanto i consumatori.

Le sostanze chimiche (pesticidi, erbicidi,funghicidi) utilizzate in tutti gli altri tipi di piantagione presenti negli Stati Uniti vengono monitorate con cura e regolamentate dal Dipartimento dell’agricoltura e dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente. Esistono diverse restrizioni sui tipi consentiti e sui livelli di tracce chimiche ammessi nelle colture: prodotti destinati all’alimentazione come i pomodori, vengono trattati differentemente da quelli con altri scopi come il cotone.

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Ma siccome la marijuana è ancora illegale non è regolamentata. Dal punto di vista del governo federale, non è ammesso alcun pesticida perché non è ammesso coltivare cannabis in primis. Questa situazione ha lasciato i coltivatori con poche risorse per determinare il miglior modo di mantenere sani i loro prodotti e tutelare la salute dei consumatori.

“Fino a pochissimo tempo fa era la giungla: chiunque usava quello che gli pareva, qualsiasi roba scovata su internet” ha detto Whitney Cranshaw professore di entomologia all’Università del Colorado che studia l’utilizzo dei pesticidi nell’agricoltura. “Alcuni erano appropriati, altri no… d’altronde non avevamo nessun tipo di direttive sia da parte dei federali che dallo stato, proprio nessuno. Quindi molto semplicemente tutti facevano ciò che credevano più corretto”.

Recentemente gli stati in cui la coltivazione e vendita di marijuana a scopi medici o ricreativi è legale hanno iniziato a diffondere raccomandazioni per gli agricoltori. A maggio, il Dipartimento per l’agricoltura del Colorado ha pubblicato una lista di pesticidi e fungicidi autorizzati. Lo Stato di Washington ha seguito a ruota all’inizio di giugno. Ma le liste sono limitate: si focalizzano soprattutto su pesticidi naturali come olio di cannella e aglio e non forniscono molte informazioni sui potenziali effetti a lungo termine causati dai pesticidi sintetici applicati su prodotti che non vengono semplicemente ingeriti, ma inalati.

“Potresti assumere un grande quantitativo di pesticidi fumando la pianta” ha detto Jeffrey Raber, un ricercatore chimico che ha studiato gli effetti dei pesticidi sulla cannabis con il suo laboratorio, il WercShop. Nel 2013, il WercShop ha pubblicato un studio congiunto dedicato agli effetti dei pesticidi sulla marijuana e ha rilevato che fumando erba è possibile ingerire fino al 70 percento di residui chimici. Al di là di questa percentuale elevata, Raber ha sottolineato che inalare un prodotto chimico è molto diverso dal mangiarlo.

“Normalmente i limiti di sicurezza stabiliti per le sostanze da inalare sono quasi dieci volte più restrittivi perché fumare viene percepito come un metodo di assunzione più critico” ha detto Raber. “Non ci sono i succhi gastrici e il fegato a fare da filtro. Quando inali una sostanza, questa entra immediatamente in circolo nel sangue. Tutta un’altra storia.”

La soluzione più semplice potrebbe essere quella di imitare le restrizioni applicate al tabacco. La gente inala il tabacco nello stesso modo in cui inala la marijuana, quindi se un pesticida è sicuro con il tabacco dovrebbe esserlo anche per l’erba. Giusto? Non del tutto, secondo Raber. È emerso che l’EPA non è mai stata così severa nelle regolamentazioni per il tabacco: le ricerche mostrano che le lobby dell’industria del tabacco combattono tenacemente perché i loro pesticidi preferiti restino legali e che la lista di quelli comunemente utilizzati è piuttosto lunga. Raber dice che, in fin dei conti, il tabacco prima di venire arrotolato in una sigaretta viene mischiato a decine di altre sostanze chimiche dannose. Quindi, se ti ammali a causa delle sigarette, probabilmente i residui di pesticidi sulle foglie di tabacco sono l’ultima delle cause.

E per di più Raber ha sottolineato quanto il tabacco, nonostante venga fumato, sia un prodotto ben differente dalla marijuana. Mentre l’erba viene spesso prescritta per pazienti che seguono cure per il cancro come la chemioterapia per lenire il dolore e limitare gli attacchi di nausea, le sigarette vengono universalmente riconosciute come una pessima scelta da abbinare alla chemio.

Così se i coltivatori non possono riferirsi al governo o prendere altri agricoltori come modello, cosa resta da fare per una piantagione di marijuana al passo coi tempi? Per almeno una azienda, adottare proprio i pesticidi naturali rappresenta una buona soluzione. Denver Relief, uno dei primi coltivatori di marijuana medica in Colorado e Nick Hice, co-propietario nonché gestore della azienda agricola, praticamente usano solo pesticidi naturali.

Oltre che di olio di cannella, succo di limone e aglio, Denver Relief si preoccupa di tenere pulite le strutture e monitorare accuratamente le condizioni ambientali (come la temperatura e l’umidità) per prevenire il diffondersi dei nemici dell’erba quali ragni, acari e muffe. Hice ha ammesso di utilizzare anche qualche pesticida chimico quando necessario ma che ogni somministrazione viene cessata quando le piante passano dallo stadio vegetativo a quello di fioritura.

“Anche con i prodotti biologici, esiste la possibilità di residui all’interno del prodotto”, ha detto Hice “anche se non sono dannosi, possono modificarne il sapore e l’aroma”.

Hice mi ha confessato che, linee guida più precise da parte del governo statale (e meglio ancora di quello federale) aiuterebbero a sciogliere molti interrogativi di produttori e consumatori. Anche semplificare le restrizioni per le autorizzazioni a coltivare all’aperto potrebbe avere un grande impatto. Allo stato attuale molte strutture per la coltivazione di marijuana a scopi commerciali sono obbligatoriamente al chiuso a causa di rigide regolamentazioni, che aggravano i rischi di problemi di salute connessi ai pesticidi. Quando le piante si trovano all’aperto, l’ambiente natuale si autoregolamenta, secondo Cranshaw, gli uccelli si cibano dei ragni prima che questi si nutrano delle piante e le muffe trovano un ambiente meno adatto al loro sviluppo diminuendo il bisogno di additivi.

Regolamentazioni più chiare rendono anche più semplice distinguere tra coltivatori che si affidano a pesticidi naturali e quelli che preferiscono gli spray sintetici. Come nel caso delle restrizioni sui pesticidi, la regolamentazione che circonda l’applicazione del bollino bio viene legiferata a livello federale. Ma, dal momento in cui non puoi coltivare legalmente marijuana, non puoi coltivare neanche marijuana biologica.

Per ora, coltivatori e ricercatori come Raber e Cranshaw sono lieti di vedere all’orizzonte qualche tentativo di stabilire linee guida a livello statale e federale: sia che si tratti di legalizzare la marijuana sia di allentare le restrizioni in modo che l’EPA possa avere il suo peso nel regolamentare i metodi di coltivazione.

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