Immagine di Jose-Luis Olivares/MIT (fonte: Nesnad/Wikimedia Commons).
Ci sono cose che i computer non sanno ancora fare, come riconoscere i volti umani (non credete all’hype) o calcolare i fattori primi di numeri molto grandi (la base dell’attuale crittografia). Semplicemente, ci sono troppe possibilità, una miriade di minuscole differenze che devono essere prese in considerazione per arrivare alla risposta giusta. Che siano nasi o numeri, si tratta di processare informazioni. Le azioni umane—variazioni sul mondo reale, osservate in un intervallo di tempo—rientrano nella categoria di ciò che resiste al calcolo. Il cervello funziona meglio. Per ora.
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Le caratteristiche facciali e il comportamento hanno suscitato molto interesse nel campo della sicurezza e dei social media. I sistemi di sorveglianza a circuito chiuso sparsi per le città sono limitati dal fatto che richiedono sempre un operatore umano. Non è difficile immaginare quanto sarebbero felici le agenzie di sicurezza se potessero una telecamera a ogni angolo della città.
Alla prossima conferenza annuale su Visione Artificiale e Riconoscimento di Pattern (CVPR 2014), un gruppo di ricercatori del MIT e della University of California presenterà un nuovo algoritmo per il riconoscimento di attività. Si basa su algoritmi per processare il linguaggio naturale ed è superiore sotto molti aspetti alle tecnologie attuali. Prima di tutto, mantiene costante l’utilizzo di memoria del computer (il riconoscimento usa molta memoria) potendo dunque processare file pesanti, in particolare video molto lunghi.
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