Ricordate il lupo in copertina del Photo Issue? Nel caso non lo aveste già capito, siamo spiacenti di comunicarvi che è morto. Ed è anche impagliato- da molti, molti anni. Abbiamo deciso di incontrare l’artista che è riuscito a farlo sembrare così vivo. Andando verso il museo di Stoccolma, eravamo convinti che ci saremmo trovati davanti una sorta di timido secchione scientifico. Ma non è affatto così!
Vice: Da quanto tempo lavori qui al museo?
Erik Källgren: Ormai da più di 30 anni. Ho cominciato quando ne avevo più o meno 14.
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14 anni? Come sei finito a lavorare in uno studio di tassidermia a quell’età?
Sono sempre stato affascinato dagli animali. Ho cominciato collezionando ossa, piume, roba del genere. Già a due, tre anni passavo il tempo ad osservare gli uccelli o comunque a contatto con la natura. Arrivato a sette, forse otto anni ero sempre nei boschi a pescare, cacciare serpenti, qualsiasi cosa. Mi interessava tutto ciò che riguardasse gli indiani, i pellerossa. Ovviamente ero armato di fionda, di arco e frecce, oppure, hai presente quell’affare… [avvicina le mani alla bocca e ci soffia dentro]…
La cerbottana?
Si. E’ facile da costruire. Guarda [costruisce una cerbottana usando un ago e un foglio di carta]. Di solito la usavo per colpire i passeri e roba simile. Se adesso ci ripenso mi rendo conto che era pericoloso. Se colpisci qualcuno in un occhio, lo puoi anche uccidere. Quando l’ho realizzato, mi sono fermato. Comunque, dopo aver preso un uccello, gli aprivo le ali e la coda, semplicemente per osservarlo. Rubavo pure le uova. Ovviamente tutte queste cose sono illegali. Ma ero un ragazzino, non me ne importava. A 11 anni ho ricevuto il mio primo fucile ad aria compressa. A 14, la mia prima calibro 22.
OK, ma come sei finito a collaborare con il museo?
Per via di mio fratello minore. Una volta ha raccolto un passero morto che era stato investito da un’auto, ma era bello, bellissimo. L’abbiamo portato qui al museo insieme, per farlo imbalsamare. Costava un sacco di soldi, e per pagarlo abbiamo tagliato l’erba dei vicini per settimane. Poi mio fratello è andato a ritirarlo al museo e quando è arrivato a casa mi si è avvicinato: “Erik, ti devo dire una cosa che non ti piacerà”. Era fatto malissimo. Ero così incazzato. Ed era pure costato un casino. Così sono tornato al museo con uno dei miei fratelli maggiori. Ho chiesto, “Chi è stato a fare questo?! Chi ha fatto questo al mio uccello?!” Era un lavoro terribile, non puoi capire. Alla fine venne fuori che la persona che l’aveva impagliato in realtà non era un professionista, lo faceva soltanto come lavoretto per arrotondare. Non la smettevamo più di discutere, quando ad un certo punto l’impagliatore-capo è arrivato per capire il motivo della discussione. Ha concordato sul fatto che fosse un lavoro terribile e riteneva una vergogna che una cosa del genere fosse uscita dal museo. Mi chiese di passare dal suo ufficio dove mi raccontò un sacco di cose sugli animali e roba del genere. Era impressionato dal fatto che io potessi distinguere una testa di cervo impagliata bene da una fatta in modo mediocre. Mi chiese se mi sarebbe piaciuto cominciare a passare da lui in laboratorio dopo la scuola così avremmo potuto impagliare di nuovo il mio uccello. Io comunque a scuola non ci andavo mai, ero sempre in giro nei boschi e quindi avevo un sacco di tempo da dedicargli. Mi fece impagliare il passero tutto da solo. Lui si limitava a dirmi esattamente cosa dovevo fare. Da allora, ho passato un sacco di tempo al museo, facendo qualsiasi lavoretto, ad esempio [mi mostra vecchie foto di lui con un aspirapolvere in mano dentro quella che sembra un’arca di noè].
La tassidermia è scienza o arte?
Secondo me sta nel mezzo. Non puoi semplicemente essere un appassionato di scienza, perché hai bisogno dell’esperienza, devi riuscire a cogliere la personalità dell’animale, osservare come si comporta in natura, non ti puoi limitare a guardare una foto. Il miglior impagliatore del mondo, che mi ha insegnato parecchio, era bravo soltanto con gli animali africani, perché aveva vissuto in africa per un sacco di tempo. Ha impagliato l’orso polare che abbiamo qui al museo, ma secondo me c’è qualcosa che non va. Ha un qualcosa della tigre, non dell’orso. E’ il modo in cui è seduto. Vedi quell’otaria laggiù? Perfetta. Carina, eh? Guardala, se ci pensi bene le otarie sono animali simpaticissimi. Divertenti… passano tutto il giorno in acqua, hanno quell’espressione di uno che si gode sempre la vita, hai presente? Ma non è neanche soltanto arte e sentimento, bisogna fare molta attenzione all’aspetto anatomico. Capita che degli studiosi vengano da me e mi facciano delle domande sugli animali.
Quanti animali hai impagliato in totale, e quanti ce ne sono all’interno del museo?
Ci sono circa 100,000 animali tra il museo e vari magazzini sparsi per tutta Stoccolma. Probabilmente ho manipolato – il che vuol dire impagliato, riparato, o restaurato – circa 1,000 animali in tutta la mia vita. Ho studiato per tre anni con un impagliatore molto, molto capace, dopodichè ho realizzato il mio primo animale, una foca, che al museo è piaciuta molto. A quel punto avevo un vero lavoro! Quando ho collaborato con l’impagliatore africano, siamo riusciti a preparare 35 uccelli in 11 giorni. Sono stato molto, molto fortunato perché ho potuto lavorare con un sacco di esperti. Comunque è stata dura perché… beh perché io non sono praticamente mai andato a scuola, non possiedo un’istruzione. Tutto quello che so l’ho imparato da solo. Però c’è da dire che gli uccelli si sono sempre comportati bene nei miei confronti. Sono la mia specialità. Niente a che vedere con i pesci. Ho impagliato orsi, uccelli, serpenti, rane, scheletri – umani e dinosauri – anche pietre e vegetali, e qualcosa di estinto e preistorico tipo questi [mi mostra una lince, una specie di incrocio elefante/foca/maiale e un cavallo grande come un coniglio]. Anche insetti. Guarda qui [mi mostra un uccello impagliato, coperto da formiche che gli tolgono i pidocchi, anche loro impagliate] – queste formiche per poco non mi hanno fatto impazzire. Bevo e fumo troppo ultimamente, quindi le mie mani non sono proprio ferme, e queste cazzo di formiche sono state un inferno. Credevo mi avrebbero esaurito. Devi usare un ago per manipolarle – avresti dovuto vedere le mie fottute dita alla fine del lavoro.
Mai fatto qualcosa di curioso, tipo chessò, una coppia di lupi che scopano o partita di poker fra scoiattoli?
Ah, sì! Una volta ho preparato un’orchestra di topi. E sparsi all’interno del museo ci sono un sacco di topi inseguiti dai gatti – piace ai bambini. Dovrei avere delle cose divertenti da fare per questa mostra in Norvegia, ma non posso ancora parlarne.
L’animale più grande che hai mai preparato? Per esempio, quanto tempo ci metteresti per scuoiare, modellare e impagliare un elefante?
Potrei fare un elefante… ma ci metterei più o meno quattro anni, e con almeno quattro assistenti. Quando ero giovane ho dato una mano a realizzare un elefante marino. Era enorme.
Quali sono i tuoi progetti attuali?
Un po’ di tutto. Cose che non avevo mai fatto prima, modellini di scheletri per una nuova mostra sull’evoluzione dell’uomo. Stanno comprando delle immagini dell’essere umano più vecchio che sia mai stato trovato, tipo di 5 milioni di anni fa, realizzate da un artista francese fantastico. Le immagini sono bellissime, estremamente verosimili, mica come questa [mi mostra un homo erectus veramente brutto, che assomiglia a un umpa lumpa nudo]. Quest’artista francese usa una tecnica che di solito viene adoperata dalla polizia scientifica, in questo modo riesce a ricostruire i volti partendo dal cranio di uomini che hanno vissuto molte migliaia di anni fa.
Cosa mi dici delle associazioni a difesa dei diritti degli animali, tipo la PETA e roba del genere, ti stanno addosso?
Alcune persone mi guardano dall’alto in basso, credo. Una volta un giornalista mi ha intervistato e ha scattato delle foto al mio lavoro, con il cadavere insanguinato e tutto il resto. Nell’articolo non si è degnato di pubblicare neanche una foto del risultato finale. Alla fine esce fuori che era vegetariano o qualcosa del genere. Credeva che la frutta avesse dei sentimenti, hai presente. Circa l’80 percento della popolazione svedese vive in città incollata allo schermo del computer, quindi pensano che io sia un po’ malato. Io invece sono un cacciatore, lo sono sempre stato. Anche se ultimamente non vado molto a caccia. Una volta organizzavo spedizioni di caccia per il museo, sono stato alle isole Falkland, in Georgia, anche in Africa. In sostanza colleziono animali, me ne prendo cura.
Te ne prendi cura?
Sì, sparandogli. Assicurandomi che siano conservati bene non appena muoiono nella foresta. Mi piacerebbe andare in Australia. Uccelli meravigliosi. Un sacco di serpenti. Hanno otto dei 10 serpenti più velenosi al mondo laggiù. Non mi piacciono i serpenti australiani. Una volta qui abbiamo avuto due pitoni australiani – serpenti fottutamente grossi, sono lunghi più di due metri. Uno di loro, ovviamente, era riuscito a scappare dalla gabbia. Non riuscivamo a trovarlo, l’abbiamo cercato per tutto il giorno in ufficio, ma alla fine ci siamo dovuti arrendere e siamo andati a casa. Il guardiano notturno se l’è trovato davanti e ha tirato fuori la pistola. Ma non ha sparato, ha preferito voltarsi e cominciare a correre, e il giorno dopo s’è licenziato. Poveraccio. Aveva paura anche degli animali impagliati, quando ne ha visto uno che ha cominciato a muoversi è stato il colpo di grazia. Non siamo riusciti a ritrovarlo per tre giorni. In Georgia invece ci sono dei marinai che sostengono sia il posto più selvaggio e pericoloso al mondo. I pescatori non si avvicinavano a noi. Perchè avevamo ucciso un paio di albatross- e per loro porta sfortuna. Tutta superstizione. Mi ricordo che una volta ero in mezzo all’oceano a bordo di un gommone, e improvvisamente mi sono accorto che il cielo era diventato tutto nero. Si metteva male. Ho provato a tornare a riva il più in fretta possibile. Poi si è alzato il vento a più di cento nodi e il mare è diventato completamente piatto. Avevo in mano una lattina di birra, l’ho lanciata e si è volatilizzata, risucchiata dal cielo. Dopo più o meno un’ora, la tempesta era passata e splendeva il sole.
Casa tua assomiglia ad un cimitero degli animali?
No, no, assolutamente. Non ho neanche un animale in casa. I miei lavori non sono mai perfetti. A volte mi soddisfano, ma non sono mai perfetti. Quando metti un animale sotto formalina, devi arrenderti ad un sacco di compromessi. Gli occhi possono prendere un aspetto strano. Trovarmeli sempre davanti, anche a casa, mi darebbe ai nervi.
Dai, dicci qualcosa sulla nuova mostra in Norvegia.
Ok. E’ una cosa particolare. Alcuni ricercatori norvegesi hanno scoperto che l’omosessualità è abbastanza comune tra gli animali. Specialmente tra balene e delfini. Le scimmie, poi, ci assomigliano in tutto e per tutto.
Wow, vado pazzo per gli animali gay!
Sembra che i cigni facciano delle cose assurde. Succede che due maschi gay ogni stagione stuprano una femmina a turno, poi quando nascono i piccoli mettono in fuga la femmina e crescono i figli insieme. Invece la balena-maschio ficca il suo pene nello sfiatatoio di un altro maschio. E’ come se si facesse fare un pompino, solo che non possono usare la bocca perché hanno i denti troppo affilati.
OSCAR HEDSTRÖM
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