Música

Le Skating Polly fanno “ugly pop”


Foto di Drake Matney

È abbastanza evidente che stiamo vivendo un revival grunge, e le Skating Polly sono senza dubbio le ragazzine che hanno colto al meglio l’essenza di questo ritorno di fiamma. Queste due giovani eredi delle riot grrl hanno rispettivamente quindici e diciannove anni, ma tra i loro fan contano già gente come i Flaming Lips e Jeff Mangum, forse perché hanno un approccio grezzo e diretto al cosiddetto teenage rock, che loro chiamano “ugly pop”. Armate di un bassitar casalingo e di bacchette da batteria che tengono al contrario, le Skating Polly fanno musica tagliente e ingenua come l’apparecchio che hanno sui denti. Kelli Mayo e Peyton Bighorse, insomma, sono tutt’altro che le tipiche teenager statunitensi.

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Con tre album all’attivo e un altro in arrivo, le Skating Polly fanno già concerti sold out al di là dell’oceano, in locali in cui nemmeno potrebbero entrare dato che sono minorenni. Quest’estate apriranno il tour europeo delle leggendarie Babes in Toyland. Abbiamo chiamato le sorelline punk rock al telefono per chiacchierare un attimo della loro vita e della loro musica, di quanto odiano farsi pubblicità, del loro documentario in lavorazione e per scoprire perché a queste due giovani piacciono così tanto le cose “brutte”.

Noisey: Inizio col chiedervi cosa intendete per “ugly pop?”
Kelli:
“Ugly pop” è una definizione nata da una canzone che abbiamo scritto, “Ugly.” All’inizio era una gag sul mio rifiuto di truccarmi, una fase durata molto poco, tipo due settimane. Quando ho finito di scriverla, mi sono accorta che parlava di me. Il messagio era: che indossi un sacco di makeup o no, tipo se portassi solo pantaloni cargo e magliette oversized, la gente dirà comunque che sono brutta. Poi mi sono resa conto che qusto vale anche per la nosta musica: se la faremo mai in maniera sovrapprodotta e ripulita, la gente ci insulterà per averlo fatto, mentre se la manterremo semplice, continueranno a dirci che non sappiamo suonare. Potremo fare dei pezzi da due accordi e altri prodotti da Kliph Spurlock (Flaming Lips) o Exene Cervenka (X). Mi piace la parola “brutto”, “ugly”.

Davvero? Alla tua età ne ero davvero terrorizzata.
Kelli:
Perché è l’opposto di “carina”, e la nostra musica sa essere carina ma anche molto rumorosa, con voci viscerali, urlate fino a perdere la voce per una settimana. Mi piace davvero quella parola, quando ero più piccola lausavo molto. Quando ho iniziato a interessarmi alle riot grrl e vestirmi da punk, i ragazzi mi dicevano tutti che ero brutta o che sembravo lesbica. Mi faceva arrabbiare, ma poi ho scritto “Ugly” e ho pensato che non me ne frega niente: non dicevano che ero stupida o che non avevo talento, ma solo che non erano attratti da me… Sticazzi. Non mi importa davvero una sega, anzi, sono contenta di essere l’opposto di carina. Non sono perfetta e non piaccio a uno stronzo random, va bene. Sono brutta, va bene. Mi piacciono le cose sporche e rozze.

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Hai nominato le d riot grrrl, il che è interessante perché il tuo riappropriarti della parola “ugly” è simile a quando Katleen Hanna si scriveva “SLUT” [sgualdrina, puttana] sul petto col rossetto durante i concerti delle Bikini Kill. Un po’ come voi che vi scrivete “UGLY” in faccia nel video. Considerate Skating Polly una band femminista?
Kelli: Entrambe siamo femministe. Molte delle canzoni che scrivo sono piuttosto personali ma, quando le scrivo, mi rendo conto che potrebbero essere interpretate come messaggi femministi, il che è molto figo. Se le altre ragazze si sentono arricchite dal nostro esempio e vogliono fondare una loro band, è molto figo. Non mi va di dire che siamo riot grrl, comunque, perché siamo ugly pop! È quello il nostro genere.

Peyton: Come ha detto Kelli, io sono femminista, ma quando scrivo, anche se capisco il modo in cui le mie canzoni possono essere interpretate come riguardanti il femminismo o i diritti delle donne, non c’è niente di intenzionale. Vengono così, ed è bello, ma non tutte le mie canzoni parlano di femminismo.

Nelle vostre canzoni sate spesso dei personaggi dal nome femminile. Sono riflessi di voi stesse o simboli attraverso cui creare una narrazione e e un dibattito più ampio sull’essere una ragazza adolescente oggi?
Kelli: Il personaggio di “Ugly,” si chiama “Shay,” che foneticamente somiglia a “she.” Quando è uscita la gente pensava che il testo dicesse “she wants to be a pretty girl.” I nomi sevono a scopi differenti. Certe volte mi riferisoc a un gruppo ampio di persone ma ci metto un nome proprio perché non mi va di usare “loro” o “tu”. Altre volte, invece, parlo di me stessa e ci metto “io”, che è molto personale e un po’ imbarazzante.

Sostenete entrambe che “l’intento di Skating Polly è ignorare completamente la moda.” Cosa intendete?
Peyton
: Che non ci importa cosa va nella musica di oggi e cosa la gente si aspetta di sentire da noi. Seguiamo quello che ci e ci va sentiamo di fare. Il fatto di non vestirci in maniera carina o sexy investe ogni aspetto delle nostre vite.

In termini di stile, però, c’è una band che pensate spacchi particolarmente?
Kelli
: Certo, mi piace Kat Bjelland, una specie di bambolina che strilla. Era piuttosto terrificante, ai tempi. Mi piace anche il look di Exene Cervenka, con tutti quei ciondoli e braccialetti. È molto strano: ora le conosciamo, ma amiamo il loro stile da anni e anni.

Peyton: Exene, di brutto. Ha uno stile della madonna ancora oggi. Non l’ho mai vista indossare niente che non spaccasse tutto. È una strafica e basta.

Kelli: Secondo me anche Prince ha parecchio stile.

Trovate che l’industria musicale stia usando la vostra età e il fatto che siete ragazze per vendervi e sfruttarvi in qualche modo?
Peyton: Credo che se frequentassimo certi settori dell’indutria, la gente proverebbe a sfruttarci in quel senso, ma siamo decisamente attente a scegliere le persone giuste con cui lavorare. Nessuna di loro ha cercato di oggettificarci sessualmente o di usare la nostra età come curiosità. Sono sicura però che alcuni ci proverebbero, se ne avessero l’occasione.

Oggi le ragazze adolescenti hanno un’importanza senza precedenti nel mondo della musica, considerato che ci sono altre band dai grossi nomi con delle frontwoman adolescenti, tipo Girlpool o Cherry Glazerr, però voi siete in giro da più tempo di loro. Che ne pensate di tutte queste ragazze che stanno emergendo nella scena pop?
Kelli: Penso sia una gran figata! Mandano a tutto il mondo il messagio che tutti possono fare tutto quello che gli pare e suonare quello che gli pare. Puoi vestirti come vuoi, avere qualsiasi età, fare musica e andare avanti per la tua strada. Credo che il messaggio di Skating Polly sia che puoi essere anche il più semplice dei musicisti ma, finché seguirai il tuo istinto, quello che produci sarà genuino. Non c’entra quanto ti arricci i capelli o quanti soldi hai. C’entra la sostanza.

È vero che stanno facendo un documentario su di voi?
Peyton
: Henry Mortensen, il figlio di Viggo e di Exene Cervenka, è venuto a un nostro concerto e credo sia rimasto parecchio colpito, perché poco tempo dopo ci ha mandato un messaggio su instagram, poi mi ha chiamato e la prima cosa che ha detto è “voglio fare un film su di voi”. Mi è caduta la mascella a terra. È venuto in tour con noi e da allora ci viene sempre. È venuto a trovarci in Oklahoma a casa un po’ di volte, verrà anche in tour con noi e le Babes In Toyland.

A proposito, avete detto diverse volte che amate le Babes In Toyland e sono una grande influenza su Skating Polly. Come ci si sente ad aprire per i propri idoli?
Kelli: I miei genitori ascoltavano le Babes In Toyland in continuazione, e quando avevo circa dieci anni sapevo tutti i titoli delle loro canzoni e riconoscevo il loro sound etc. Mi hanno cambiato la vita, mi hanno fatto venire voglia di suonare, all’inizio scrivevo canzoni cercando di imitarle. Siamo entrate in contatto prima di tutte con la loro batterista, Lori Barbero, che è una nostra fan da quando è venuta a sentirci al South By Southwest.

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