Mentre si discute ovunque di depenalizzazione e legalizzazione, sembra che tutti si stiano trasformando in apologeti della marijuana. E invece ci sono ancora un sacco di persone che non si inginocchiano in adorazione di fronte all’altare dell’erba. Anzi, ad alcuni le canne non fanno altro che ricordare un turbolento passato da criminali da strapazzo oppure una serie di scelte sbagliate. Altri ancora se si fanno una canna perdono ogni barlume di sanità mentale, diventano paranoici e finiscono in lacrime a bofonchiare cose senza senso, rannicchiati in posizione fetale.
Dato che ormai di fattoni che credono che fumare le canne possa fermare lo scioglimento dei ghiacci artici e risolvere il conflitto tra Israele e Palestina ne abbiamo ascoltati abbastanza, è arrivata l’ora di ascoltare l’altra campana—le persone a cui il solo sentir parlare d’erba fa venire la nausea, e che non reggono più neanche un tiro.
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Queste sono le loro storie.
Musica e psicosi
Dopo l’università, ho cominciato ad andarci giù pesante con l’erba e con gli allucinogeni. Fumavo tutti i giorni, ed era fantastico. Presto però le cose hanno cominciato a prendere una brutta piega. Da un giorno all’altro, le canne hanno cominciato a farmi un brutto effetto. La prima volta che mi è successo ero a un concerto. Ero con degli amici, andava tutto bene, fumavamo erba mentre il gruppo suonava. All’improvviso, il mondo mi si è ristretto addosso. Tutto è diventato nero e sono svenuto.
Comunque, anche dopo quest’esperienza non ero ancora pronto a rinunciare all’erba. Più avanti, quello stesso anno, sono andato a un festival di musica jazz a New Orleans e mi è capitato un altro episodio di quel tipo, subito dopo aver fatto un tiro di canna. Per fortuna, questa volta sono riuscito a sedermi prima di svenire. Ma ho cominciato a farmi strane paranoie. La mia ragazza doveva venire a prendermi, ed era qualche minuto in ritardo. All’inizio mi sono convinto che fosse con un altro. Poi ho cominciato a credere che fosse morta, e ho lasciato il festival per andare a cercare il suo cadavere. Quando lei è arrivata, io non c’ero da nessuna parte: le ci sono volute diverse ore per trovarmi—vagavo da qualche parte lì vicino, completamente allucinato.
Credo che sia il frutto di tutti gli allucinogeni che ho preso negli anni. Fatto sta che adesso ogni volta che faccio un tiro di canna mi fa un effetto tale che non vale più neanche la pena di fumare. L’erba ha rovinato troppi momenti della mia vita, perciò oggi per rilassarmi un po’ mi accontento di farmi una birra.
Strani incontri
Ho smesso di farmi le canne quando avevo 19 anni, dopo una notte a dir poco assurda. In pratica, sono finito a passare in una casa abbandonata e senza elettricità in compagnia di un barbone che suonava l’armonica a bocca. Io e un mio amico avevamo conosciuto quel personaggio mentre suonavamo i bonghi per strada. Dato che eravamo entrambi perennemente fatti, avevamo deciso di seguirlo e metterci a suonare tutti e tre insieme—come se fosse una cosa normale. Verso le due o le tre del mattino, però, il mio amico mi ha abbandonato per andare a recuperare un altro amico. Così mi sono ritrovato in quel palazzo fatiscente con il mio nuovo amico, che assomigliava vagamente a un mago, e che sarebbe stato alto quasi due metri, se non fosse stato gobbo e perennemente appoggiato a un ramo che usava come bastone.
Quella notte ero davvero fattissimo, quindi non so di preciso cosa sia successo dopo. Può darsi che Gandalf abbia fatto comparire un coltello, oppure ha soltanto parlato di volerne costruire uno o di qualcuno che ne aveva uno. In ogni caso, all’improvviso mi sono convinto che volesse sbudellarmi e giocare a biglie con i miei organi vitali. A quel punto, il mio amico è tornato e mi ha portato a casa dei miei, dove mi sono ripreso con una bella dormita nella stanza per gli ospiti. Da allora non ho più fatto un tiro di canna. Farsi le canne è veramente pericoloso.
Fame chimica
Quando ero all’università, ero il campione dell’alcol infrasettimanale. Il mio unico problema era che arrivavo sempre in classe con i postumi. Poi ho scoperto che farmi le canne mi assicurava lo stesso divertimento ma mi risparmiava il mal di testa martellante della mattina dopo.
Quindi passavo le serate a farmi le canne con i miei coinquilini. Tutto è andato liscio come l’olio finché non ho cominciato a lavorare in una pasticceria di lusso che vendeva paste di prima qualità. Quando finivo il lavoro, tornavo a cosa con 50 euro di paste che mi dicevo avrei condiviso con i miei coinquilini, o mangiato nei giorni successivi. Ovviamente, non succedeva mai. Fumavo, e poi ingurgitavo tutto: pane, cornetti, paste. Mi facevo schifo.
Alla fine mi è toccato smettere di fumare. Mangiare tutti quei dolci mi rendeva nauseabondo e gonfio. Passavo le notti a fare incubi e le lezioni del giorno dopo in bagno, a liberarmi di tutta la roba di cui mi ero ingozzato. Quindi si, ho smesso di fumare perché la fame chimica mi stava rovinando il colon.
Delitto e castigo
All’università fumavo e vendevo erba. Tanta. È una cosa normale: se sei un fumatore incallito, è facile ritrovarsi a vendere. Non avevo grossi giri, diciamo che compravo una quindicina di grammi a settimana e usavo il profitto per finanziare il mio vizio. Non lo sbandieravo, e tenevo l’erba in un valigetta di pelle nera.
Era una figata—finché non mi hanno beccato.
Ero in giro con dei miei amici, che avevano la faccia dei fattoni, e ovviamente ci hanno fermati. Il poliziotto ci ha detto che avevamo un’aria “sospetta” e ha chiamato dei colleghi con un cane antidroga. Nella valigetta avevo circa 30 grammi, e il cane li ha fiutati.
Comunque sono stato fortunato, perché dove vivevo allora, in Vermonti, se hai meno di 21 anni e sei in possesso di meno di 50 grammi non vieni considerato uno spacciatore. Quindi, niente galera per me. Però mi è toccato andare a un centro per le tossicodipendenze per un po’, con test antidroga settimanali e sedute con un terapista.
Il mio prima terapista era terribile, ma il secondo era veramente bravo, e se ho smesso di fumare il merito è suo. Prima di incontrarlo ero sicuro che una volta finita la trafila dei test antidroga avrei ricominciato a farmi le canne. Ma lui mi ha mostrato un’altra prospettiva, e l’ha fatto dicendo semplicemente la verità: non avrei mai potuto sapere se la mia vita era meglio con l’erba o senza se non smettevo di fumare per un po’.
Ho realizzato così che ogni volta che mi facevo una canna iniziavo a sentirmi insoddisfatto, ansioso e paranoico. Stavo prendendo decisioni sbagliate e non riuscivo a pensare lucidamente perché fumavo tutti i giorni. Quindi ho smesso, e la mia vita è migliorata. Ho cominciato a prendere voti più alti all’università, e a essere più cosciente di quello che stavo facendo della mia vita. Non voglio dire che l’erba abbia effetti negativi su tutti, ma a me personalmente ha rovinato la vita. Sono dieci anni che ho smesso, e non me ne sono mai pentito.
Volare sul nido del cuculo
Penso che siano stati gli acidi a rovinarmi gli effetti dell’erba. Una volta ho avuto un’esperienza terribile che ha cambiato del tutto il mio modo di considerare la questione. Ho preso un acido con un amico, nella casa sul lago dei miei, che non è altro che una capanna sul ciglio dell’acqua. Era un posto idilliaco, ma mi ha scatenato sentimenti oscuri. Forse perché quel luogo è pieno di casette per uccelli di mia madre e ciondoli strani. Mentre ero in acido, c’era qualcosa nella loro presenza che mi faceva sentire incredibilmente triste e distaccato. Era una sensazione così profonda che non riesco a spiegarla a parole. Mi sentivo come un bambino, sentivo di non aver nessun controllo sulle mie decisioni e sul mio destino. È stato così traumatico che ho dovuto camminare a lungo per i boschi per farmelo scendere.
Sfortunatamente, a partire da quel giorno, ogni volta che fumo erba mi tornano quelle sensazioni angoscianti e totalizzanti. Anche solo un tiro può scatenarmi il panico. È come se perdessi il controllo sui miei pensieri, cominciano a correre e non riesco a riacchiapparli. Inizio a fare pensieri perversi, anche riguardo a cose che di solito mi rendono sereno, per esempio gli amici. Comincio a chiedermi, Perché i miei amici sono miei amici? Non sono miei amici, vogliono solo usarmi… È davvero troppo e mi rende incapace di relazionarmi con gli altri. Non so se capite quanto può essere brutto starsene tranquillamente con un amico al parco tutti contenti, poi fare un tiro di canna ed entrare in uno stato di strisciante paranoia. No grazie, sto bene così.
Illustrazioni di Nick Gazin. Seguilo su Instagram.
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