Di segni e di sogni

Il mio dottore della testa non fa analisi. Io vado lì, gli racconto cosa mi fa arrabbiare e lui mi spiega come ci si comporta con le persone, o meglio, quali sono i meccanismi nei rapporti, le dinamiche di potere, il perché le persone reagiscono in un determinato modo a una determinata azione. Lui però, a differenza di un prete, mi lascia libero arbitrio: sono sempre e comunque libero di continuare a sbagliare, con la differenza che so dove sbaglio.

A volte mi è capitato di raccontargli qualche sogno. Nell’ultimo periodo—probabilmente perché ho orari da pensionato e mi faccio diverse dormite nell’arco della giornata—la notte sogno talmente tanto da svegliarmi stanco quasi non avessi dormito. Complici la fantasia e l’odio che ho per le cose ripetitive, i miei sogni non sono più banali e per questo motivo, al risveglio, ho iniziato ad appuntarmeli per non scordarne i i particolari ed essere sicuro di non confonderli con cose realmente accadute. 

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Ho deciso di riproporli disegnati per maggior completezza. A volte sono solo sensazioni, tracce di qualcosa di cui non sono sicuro, dettagli di un nulla che perdono significato, o prendono un significato, una volta che sono sveglio. La narrazione e il linguaggio sono gli stessi dei sogni, quindi forse per poterli capire dovrete addormentarvi davanti allo schermo e, solo dopo esservi abbandonati al sonno, accenderlo. 

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