Mercoledì scorso, a Parigi, il diciottenne militante di sinistra Clément Méric è stato aggredito e ucciso da un gruppo di skin di estrema destra. Secondo la versione trasmessa dalla stampa il giovane sarebbe uscito da un mercatino in compagnia di alcuni amici, per poi imbattersi in tre skin—due uomini e una donna—con svastiche tatuate sul corpo e magliette recanti gli slogan “potere ariano” e “Blood & Honour”. A seguito di provocazioni reciproche e la conseguente rissa, Méric è stato colpito con un tirapugni e spinto violentemente contro un palo. Una volta in ospedale, dopo che gli assalitori si erano dileguati, i medici lo hanno dichiarato morto.
La conferma è poi arrivata anche dalla polizia, che ha annunciato di aver arrestato quattro sospettati di età compresa tra i 20 e i 30 anni. Altre tre persone appartenenti ai gruppi di estrema destra, Gioventù Nazionalista Rivoluzionaria e la Terza Via, sono state fermate nel corso dello stesso giorno. Negli ultimi giorni in Francia sono stati organizzati raduni per commemorare la memoria di Clément e protestare contro i gruppi di estrema destra francesi. Nelle stesse ore, uno dei sospettati veniva incriminato. Sono stato a due dei raduni per vedere quanto il paese fosse scosso dall’assassinio di Clément.
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La prima commemorazione, organizzata da Azione Antifascista Parigi-Banlieue (AAP-B, il gruppo antifascista a cui Clément apparteneva) è iniziata alle 5 di pomeriggio del 6 giugno in Rue Caumartin, dove Méric è stato aggredito. Più di 300 persone si sono radunate in silenzio attorno al punto in cui il giovane era caduto al suolo dopo aver ricevuto il colpo fatale 24 ore prima.
Decine di persone indossavano magliette bianche e nere con scritto “Clément, per sempre uno di noi” e gran parte dei manifestanti erano visibilmente infuriati per l’assassinio del ragazzo.
Ho parlato con Arnaud, 24 anni, che mi ha detto “Come ognuno, qui, sono pieno d’odio e indignazione per chi ha commesso questo crimine. Gli aggressori dovrebbero essere puniti severamente e ottenere quello che si meritano, quali fascisti bastardi che sono.” Le sue parole mi sembravano in accordo con l’umore generale dei presenti. Ho anche provato a parlare con le persone in maglietta rossa e nera, ma i giornalisti presenti non erano visti di buon occhio.
Il leader di AAP-B ha tenuto un discorso nel quale ha ripercorso gli eventi del giorno prima. A conclusione dell’intervento, con le parole “Clément, non ti dimenticheremo mai,” molti hanno cominciato a piangere.
Dopo un lungo silenzio—durante il quale i manifestanti hanno deposto dei fiori sul suolo, nel punto dell’uccisione, alzando poi il pugno—lo slogan antifascista “No pasaran!” ha risuonato per la strada, seguito da “Parigi antifascista!” e “Il fascismo è cancrena, lo ammazzi o lui ammazza te!” Membri del AAP-B hanno poi srotolato uno striscione con scritto “Clément, per sempre uno di noi.”
Molti negozi della zona avevano chiuso e le unità della polizia francese in tenuta antisommossa hanno cominciato a bloccare l’accesso alla strada ormai affollatissima. Non ho ben capito il perché, in effetti, visto che il raduno era uno di compianto e non di vendetta, nonostante abbia occasionalmente sentito frasi come “Spero che qualche fascista si presenti—un pestaggio neonazi non mi spiacerebbe.”
Ho chiesto ad Eric, un anarchico di 56 anni, perché avesse portato un cartello con la scritta “Valls dimettiti”, nonostante la manifestazione dovesse essere apolitica. Mi ha risposto che, per lui, l’uccisione di Clément era un risultato del “durissimo clima sociale” introdotto dal ministro, aggiungendo come “questo clima ha avuto come risultato lo spostamento di molti verso frange politiche estreme. Azioni violente come queste erano destinate a succedere, prima o poi.”
Alle 6 di sera, la folla ha iniziato a disperdersi. Il capo di AAP-B ha invitato tutti a marciare verso Saint-Michel, sulla riva opposta della Senna, dove si trovava il secondo raduno. I membri del gruppi di sinistra hanno cominciato a camminate, cantando, “No pasaran!”, mentre i turisti riprendevano possesso di Rue Caumartin.
Per le sei e mezza, l’atmosfera si era fatta progressivamente e apertamente più politicizzata. Migliaia di persone si sono radunate attorno alla fontana di piazza Saint-Michel, dove sventolavano centinaia di bandiere di vari partiti politici di sinistra e sindacati. Il Fronte di Sinistra, il Nuovo Partito Anticapitalista, il Partito Pirata, i sindacalisti erano lì, all’urlo di “No Pasaran”.
Quando i vari esponenti politici si sono avvicendati con i loro discorsi, la folla li ha contestati a forza di fischi e urla, come “Siamo qui per Clément!”, “Niente politica per oggi!” e “Nessun uso politico della storia!”
I membri dei gruppi antifascisti si sono sentiti oltraggiati dalla strumentalizzazione della morte del ragazzo diciottenne. “I politici stanno usando l’accaduto come scusa per criticare il governo e i partiti di estrema destra come il Fronte Nazionale,” ha spiegato Marie, una dimostrante trentaquattrenne. “Non ha senso—Clément era solo un antifascista. Non era di nessuno di questi partiti.”
Il raduno a Saint-Michel non aveva nulla a che fare con il primo tenutosi in Caumartin. Qui, tra la gente che parlava di rivoluzione e beveva birra per strada, mi aspettavo di assistere alla distribuzione di volantini politici e di vedere barbecue agli angoli della strada. E non mi sbagliavo poi di molto. Alcuni sventolavano bandiere del Che, fumavano erba e cantavano pietose cover di Bob Dylan. Tutti questi cliché da liceali sinistroidi avevano costretto i membri di Action Antifasciste Paris-Balieue a ritirarsi verso il ponte alle spalle della folla per di piangere Clément in pace.
Ho chiesto a Jean, 34 anni—che ha dichiarato di essere stato sia membro di gruppi di estrema destra sia di estrema sinistra—se la morte di Clément possa scatenare o meno un’ondata di violenza nel Paese. “Non penso. Non è una novità; fascisti e antifascisti se le danno da tempo, ormai. Ma è stupido—indossano gli stessi vestiti, ascoltano la stessa musica. Questo omicidio è solo una cosa che i politici possono usare per i propri scopi,” mi ha risposto. “Ma è avvenuto nel contesto della crisi economica e sociale francese, così è ovvio che abbia un significato anche politico. Se i membri di questi gruppi, sia fascisti che antifascisti, avessero abbastanza soldi per sfamare le loro famiglie, questo non sarebbe mai successo.”
Dopo un’ora, quando il sole tramontava sul centro di Parigi, la folla si è dispersa. Mentre il dibattito sulla morte di Méric continua sui media francesi, i gruppi antifascisti hanno annunciato per l’immediato futuro rappresaglie contro i gruppi di estrema destra.
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