La spirale a rilascio ormonale ha cercato di uccidermi

Ci sono tre cose che mi scatenano un vero dolore fisico al basso ventre: le storie sui pesci-pene che ti si infilano nella vagina, i discorsi sul dolore del parto e i discorsi sulla spirale a rilascio ormonale (detta anche IUD a rilascio ormonale). Per fortuna, del primo argomento si parla raramente. Del secondo però si parla già di più e del terzo, purtroppo, fin troppo spesso. Infatti, a un certo punto tutte le mie amiche hanno provato la spirale e mi hanno raccontato la loro esperienza.

Ecco, il dolore fisico che provo quando se ne parla è fastidioso, ma non è nulla in confronto alla sofferenza che provano le donne con la spirale quando qualcosa va storto. In generale, tutte vivono grandi cambiamenti umorali, ma nessuna ragazza è cambiata quanto Eva, che nel giro di dieci giorni è diventata un’altra persona.

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Eva [il nome è di fantasia] ha 30 anni e a quanto mi ha detto prendeva la pillola da quando ne aveva 13. Aveva un ciclo molto intenso, e grazie alla pillola era riuscita a ridurne l’intensità. Per 15 anni, Eva era andata avanti così. “Ma quando ho compiuto 28 anni ho deciso di smettere. Non sapevo come funzionasse il mio corpo senza la pillola, e non avevo un ragazzo fisso per cui valesse la pena prenderla.” Così, aveva smesso di prenderla e aveva iniziato a usare i preservativi. O meglio, a farli usare ai ragazzi con cui stava.

Finché le sue amiche non le avevano raccontato entusiaste delle loro esperienze con la spirale a rilascio ormonale. Eva aveva cercato su internet le differenze tra la spirale normale e quella a rilascio ormonale. Le prime possono alterare l’andamento del ciclo, mentre le seconde possono causare depressione, problemi alla pelle e aumento di peso—ma tutti questi sintomi tendono a scomparire dopo qualche mese. Eva ha pensato che valesse la pena provare.

Perciò aveva chiamato un centro per la contraccezione di Amsterdam per prendere un appuntamento, e ci si era recata sei settimane dopo. Nel giro di dieci minuti, la Mirena—una spirale a rilascio ormonale—era posizionata nel suo ventre e lei poteva tornare a casa. Il medico l’aveva avvertita che per qualche giorno avrebbe avuto perdite di sangue. “Ma ogni volta che mi veniva il ciclo rischiavo di morire dissanguata, per cui non poteva andare peggio,” mi ha detto.

I primi giorni erano passati tranquillamente. Una sera un’amica era venuta a casa sua a bere una cosa. “Quando se n’è andata, credevo di essere ubriaca. Dato che avevo bevuto uno o due bicchieri di vino, ho pensato che forse avevo mangiato troppo poco,” mi ha detto. Un venerdì, era uscita con alcuni amici. “Appena mi hanno vista hanno pensato che fossi ubriaca. E anche io non mi sentivo troppo bene, tutto mi scorreva intorno velocemente, come se avessi preso dell’ecstasy e iniziassi a sentirne gli effetti.”

Poi le erano venuti dei brufoli e dei punti neri sul viso, e aveva iniziato ad avere problemi a dormire. “Mi sdraiavo sul letto con le gambe a pezzi e comunque non riuscivo a stare ferma.” Anche la libido era drasticamente calata. “Quella stessa settimana ho fatto sesso, ma non ho provato niente.” Piano piano, aveva cominciato a capire che qualcosa non andava, ma aveva deciso di aspettare un po’ prima di andare da un medico. “Ogni tanto mi sentivo molto giù, ma aspettavo che passasse. Sono abbastanza equilibrata e l’ultima volta che ho pianto è stato quando è morto il mio cane.”

Dieci giorni dopo l’impianto della spirale, Eva era crollata. Aveva bevuto un bicchiere di vino con le sue amiche e all’improvviso non si era sentita bene e aveva deciso di andare a casa. Un’amica l’aveva accompagnata, e a ogni passo Eva stava sempre peggio. “Quando sono arrivata a casa ho avuto un attacco di panico. Piangevo, avevo la tachicardia e non riuscivo a pensare ad altro che a tornare dal ginecologo.” Ma la clinica avrebbe aperto solo il mattino dopo. Era stata una lunga notte.

Eva aveva provato a dormire, ma non ci era riuscita. Aveva messo in ordine la casa, si era fatta diversi caffè e aveva fumato molto. Aveva cercato su internet informazioni sui suoi sintomi, e aveva trovato storie di donne che per colpa degli ormoni e degli antidepressivi erano impazzite completamente. Eva stessa aveva pensato di essere pazza. “Più tardi, ho pensato di buttarmi sotto un treno. Sono anche uscita di casa, ma poi ho avuto un momento di lucidità e sono tornata indietro.” Continuava a guardare il cellulare ogni dieci secondi per capire se era giunto l’orario di chiamare la clinica.

“L’unica cosa che riuscivo a pensare era come rimuovere la spirale.” Il punto più basso era stato quando Eva aveva pensato di togliersela da sola. “C’è un filo, e in teoria se vai abbastanza in fondo dovresti essere in grado di prenderlo e tirarla fuori.” Per fortuna, era riuscita a fermarsi in tempo e a “sopravvivere” alla notte. Alle sette di mattina aveva chiamato la clinica, sperando che ci fosse qualcuno che potesse riceverla. La centralinista le aveva risposto dicendo che poteva prendere appuntamento per le 13 di quel giorno. “Non ha capito,” aveva detto Eva al telefono, “Sto arrivando adesso.”

A quel punto Eva era corsa alla clinica. “Ho urlato a tutti di levarsi di mezzo.” Una volta arrivata, si era gettata sul banco dell’accettazione e aveva iniziato a ripetere il suo mantra: c’è qualcuno che può darmi una mano, qualcuno deve dare un’occhiata a questa cosa subito. La donna alla reception non poteva far nulla tranne chiedere a Eva di sedersi e di aspettare il suo turno. Eva poteva solo piangere. “La gente in fila deve aver pensato che fossi lì per un aborto.”

Quando era arrivata, la dottoressa aveva riconosciuto subito lo sguardo di panico negli occhi di Eva. “Ero la seconda persona che vedeva in oltre 17 anni di carriera ad avere avuto una reazione del genere.” Eva era stata subito fatta accomodare in una stanza. “C’era un’infermiera che è stata molto gentile con me. Mi accarezzava la testa e mi diceva che sarebbe andato tutto bene.” La dottoressa avrebbe voluto spiegarle precisamente tutto quello che avrebbe fatto, per calmarla. Ma a Eva non interessava. “Non mi interessava il come, volevo solo che mi togliesse la spirale.”

E così era stato, la spirale le era stata tolta, ma non era bastato. “Ho chiesto alla dottoressa di farmela vedere e lei l’ha sollevata: una striscia di plastica a forma di T con un cordino attaccato in fondo.” Secondo la dottoressa, Eva si sarebbe dovuta sentire meglio già dieci minuti dopo la rimozione. Prima di lasciare la clinica, Eva si era scusata per il suo comportamento isterico. Quando era arrivata a casa, la paura e la paranoia erano quasi scomparse. “Quella sera stessa sono persino uscita a cena.”

Così, pian piano, Eva era tornata al suo stato mentale normale. Era quasi come se tutto ciò non fosse mai accaduto. “In clinica mi hanno aiutata tantissimo. Ho dovuto aspettare sei settimane per farmi mettere la spirale, ma per toglierla ci ho messo solo qualche ora.” Inoltre è diventata una ferma oppositrice della spirale a rilascio ormonale. “Conosco molte persone che ce l’hanno e ne sono molto felici. Ma quando l’ho provata io è successo qualcosa di strano, qualcosa che preferisco evitare ricapiti.”

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