Música

La storia dell’hip hop dalla vita in giù

Quest’anno, al Sundance Film Festival, il film Fresh Dresses ha evidenziato magistralmente l’importanza della moda nell’hip hop. Qui vi parleremo dei pantaloni, un semplice capo d’abbigliamento in grado di rappresentare un’intera sottocultura, e che nello specifico, lo fa.

Dai tutoni larghi a jeans dritti, i tessuti che rivestono gli arti inferiori dei rapper hanno segnato la storia dell’hip hop, tanto quanto la musica. Ci sono sempre eccezioni, ovvio, però diciamo che in generale quasi a ogni corrente corrisponde un particolare modello di braghe.

Videos by VICE

LA ZAMPA D’ELEFANTE

Periodo: fine anni Settanta
Provengono dalla moda disco. Quando nacque il rap andavano di moda i pantaloni a zampa d’elefante, li usavano gli Sugarhill Gang e per essere davvero fichi bisognava fossero necessariamente a tinta unita. Quando il DJ faceva partire “Outta Here”, KRS-One partiva con “Rappers wore bell-bottom Lee suite, me and Kenny couldn’t afford that”. Tutto ciò a dimostrare che l’hip-hop non deriva dalla disco e dal funk solo da un punto di vista musicale, ma anche da uno estetico. Oggi invece se indossi un paio di pantaloni scampanati è perché ti hanno incastrato in un’orrida festa in maschera o perché stai vivendo un poco raccomandabile periodo di revival anni Settanta. In entrambi i casi ci dispiace molto per te.

IL CUOIO


Periodo: da inizio anni Ottanta al 2010
Il punk e l’hip-hop sono sempre andati d’accordissimo. Questo connubio si è sviluppato anche in un’estetica atipica, per l’epoca: se i punk tappezzavano le loro giacche di pelle con le toppe e si scolpivano creste altissime in testa, i pantaloni in cuoio e le camicine strappate dei rapper non erano da meno, specie se abbinate a bandane dello stesso colore di queste ultime. Presente i malviventi nei video di Micheal Jackson? Così. Kanye West è stato il solo a riportare in voga i pantaloni in cuoio, ma il problema è che oggi costano un botto, se poi sono rotti sulle ginocchia addio, non c’è stipendio che se lo possa permettere.

I TUTONI



Periodo: metà anni Ottanta e Novanta
Dal punto di vista del design, Adidas è sempre stata la numero uno. Se sgarravi e ti prendevi la tuta tarocca a due sole linee, saresti stato deriso a sangue. A lanciare il brand sono stati i Run-DMC e il loro è uno dei primissimi esempi di marketing di questo tipo. Portavano la tuta completa e un paio di scarpe sempre ben in tinta con tutto il resto. A questo stile poi si dovevano affiancare tutti i breakbeat che avrebbero fatto entrare l’hip hop in un’altra dimensione; tute del genere sono state ereditate dagli appassionati di jogging e, nel decennio successivo, pure da gente come Biggie o Cam’Ron, che però se le mettevano solo in velluto.

I LEGGINGS

Periodo: fine anni Ottanta
Dire che erano solo le donne a indossare i leggings è sbagliato, ma dato che non abbiamo troppi esempi maschili a cui fare riferimento, dovremo attribuire questa tendenza unicamente a loro. Da JJ Fad a Salt-N-Pepa, tutto quello che è passato alla storia sono state le loro chiappe. Ok, non proprio tutto, ma quando le donne hanno cominciato a rivestire ruoli importanti nel rap, è diventato indispensabile ricordare agli uomini che il loro essere fanciulle non equivaleva a non avere le palle per superare ogni ostacolo possibile immaginabile. I leggings e le giacchette strette in pelle erano obbligatori ai tempi, punto. Il sopra rappresentava il lato forte, il sotto dava spazio alla femminilità.

I DICKIES

Periodo: primissimi anni Novanta
Città come Compton e Long Beach hanno fatto da culla al gangsta rap. Venivano indossati con grande entusiasmo i Dickies, le Converse Chuck Taylor, le camicie bianche occasionalmente sostituite con quelle a quadri un po’ più grosse. Prima che il rap se ne appropriasse, era questo lo stile delle crew e di tutti gli zii stilosi della zona, anche perché il color caki non se l’era ancora aggiudicato nessuno. Oggi se li mettono perlopiù gli infermieri quando escono dal lavoro.

I PANTALONI VARIOPINTI UN PO’ FRICCHETTONI


Periodo: sempre inizio anni Novanta

Durante “l’epoca d’oro del rap” c’è stato un movimento che è subentrato con violenza a rompere la quiete, supportato peraltro dal gangsta rap: i Flower Child, volgarmente chiamato “hip-hop alternativo” e inizialmente originato dalla crew dei Native Tongues. In questo periodo, marchi come Karl Kani o Cross Colours divennero colossi della moda semplicemente per aver avuto la brillante intuizione di colorare ogni capo d’abbigliamento esistente, in primis i pantaloni. Non con qualsiasi colore: si prediligeva di gran lunga la triade rastafariana (verde, giallo e rosso), alla quale si aggiungevano il bordeaux, l’arancione e l’indaco all’occorrenza. Esempi di stile erano le TLC o gli A Tribe Called Quest: in pratica tutti loro cercarono di diffondere un nuovo immaginario dell’hip hop, fino ad allora associato alla criminalità, rischiando anche di essere deriso per la troppa “felicità” ostentata. Nonostante assomigliassero a pagliacci hippie, quel modo di vestire riuscì a trasmettere benissimo il messaggio di fondo.

I PANTALONI DI MC HAMMER


Periodo: inizio anni Novanta e 2010
Possiamo considerare i pantaloni di Mc Hammer come un errore del sistema, ma almeno andavano aldilà delle catene/orologi/denti d’oro e macchinoni. Mc Hammer, col suo lato pop ed eccentrico, ha reso l’hip-hop accessibile a tutti e ogni suo cristo di pantalone è rimasto inciso nella storia. Le sue braghe permettevano di fare cose nuove, tipo il moonwalk e altri movimenti areosi che dessero quell’effetto ventoso all’altezza del cavallo. La gente smise di indossarli semplicemente quando passarono di moda (più o meno come i pantaloni al contrario di Kriss Kross.) Però l’interruzione durerà un paio di anni massimo, perché poi questo tipo di braghe è tornato a spopolare in versione moderna, cioè con un cavallo meno abbassato e i fianchi più “slim”. In ogni caso dobbiamo rendere grazia a Mc Hammer.

IL PANTALONE CARGO

Periodo: metà anni Novanta.

Il rap qui era diventato conscious e le etichette indipendenti stavano spopolando. L’industria in generale non voleva più invertire in canzoni che non si sarebbero rivelate hit istantanee, così gli artisti hanno cominciato a prodursi da soli. Duck Down Rawkus e molti altri hanno dato vita a questo stile indipendente che chiameremo “hip-hop underground”. Certo, si muoveva tutto grazie anche all’industria di cui sopra, ma a livello di commercializzazione e qualità musicale, tutto era molto indipendente. Marchi come Triple 5 Soul, Ecko o LRG ne approfittarono per lanciare nel mercato i loro pantaloni, chiamati “pantaloni cargo”. Ci potevi tenere dentro di tutto, walkman, erba, libri, pistole.

I DETENUTI
Periodo: metà anni Novanta Hello Nasty.

QUELLI SBRILLUCCICANTI

Periodo: fine anni Novanta
Dopo la morte di Tupac e Biggie, l’hip hop è entrato in una fase di cui tutto il mondo si vorrebbe scordare: quella dei vestiti luccicosi. Molti pronosticavano la morte definitiva della scena, giunti a quel punto, ma in quell’esatto momento il giro dell’hip hop stava fatturando come non mai. Biggie aveva introdotto quel genere un po’ mafioso, con completi gessati e borsalino. Dopo di lui i completi sono diventati sempre più appariscenti, simboleggiavano rinnovamento in un mondo in cui il denaro fluiva liberamente, privo di limiti. Fa ridere perché tutto questo succedeva prima dell’arrivo di Napster, nel 1999. Le aziende stavano alle pezze e in costante rischio fallimento, ma i rapper vivevano in un’evidente dimensione parallela fatta di abiti luminosi e sbrilluccicosi, chi cazzo li ammazzava.

I jeans sotto al culo
Periodo: inizio Duemila
Sì, ci sono tante taglie di jeans al mondo. Prima che si intravedesse un pezzo di mutanda emergere dai calzoni era considerato osceno, e chiunque se li sarebbe tirati su vergognandosi tantissimo. Ma a inizio del nuovo millennio, la moda della vestaglia bianca tipo quella di vostra madre già esisteva da molto. La ventata di innovazione allora è consistita nel tenere il cinturone dei jeans larghissimo, così da farli cadere sempre più in basso. Così in basso che a volte, in caso di movimenti bruschi, poteva spuntare la celebre fetta di culo. L’importante era che si vedessero le Air Force 1, il resto sticazzi.

GLI SKINNY


Periodo: metà anni Duemila

Stranamente non esistevano vie di mezzo con i jeans del Duemila. Si passava da pantaloni larghissimi a strettissimi come se niente. Gli hipster (come venivano chiamati nel 2004) hanno iniziato a mescolarsi nell’hip hop, e con loro gli skinny jeans, che cominciarono ad andare di moda con grossa prepotenza. Questa tendenza ci ha messo un po’ ad essere accettata (per molti non lo è tutt’ora), ma tutto finì quando gli skinny hanno cominciato a essere comuni e routinari nel mondo dell’hip hop. Kid Cudi ha inventato una nuova taglia chiamata smedium, tra small e medium e oggi può fare strano, perché parallelamente a lui ci sono ancora molti rapper che hanno continuato a navigare nei propri vestiti. Prendi Jay-Z che una volta ha pure detto “non potrei mettermi jeans stretti perché ho le palle troppo grandi”.

IL COMPLETO SU MISURA


Periodo: fine Duemila
Molti rapper che hanno seguito le tendenze sopra elencate oggi sono diventati imprenditori. Jay-Z ha lanciato la moda di vestirsi con i completi gessati, grazie al quale è riuscito a dare all’hip hop una nuova sfaccettatura, quella degli eterni adolescenti. Altri artisti hanno cavalcato la stessa onda, vestendosi da broker incalliti e lo hanno pure fatto sembrare normale. È vero che è tutto cominciato a fine anni Novanta, ma non era la stessa cosa. La fase mafia era finita da un po’ ed era il turno di quella Illuminati. Due cose completamente diverse, se ve lo stavate chiedendo.

LA GONNA


Periodo: inizio 2010
Nel 2010, all’hip hop sono letteralmente cadute le braghe. Sono arrivate donzelle come Nicki Minaj e hanno infranto ogni regola, diventando naturalmente le uniche protagoniste della scena. Negli anni Novanta l’hip hop era un mondo completamente diverso. Lil ‘Kim e Foxy Brown andavano in giro con bikini in pelle, Lauryn Hill con pantaloni militari e Missy Elliot si vestiva da astronauta. Eppure col passare del tempo i ruoli si sono invertiti e sono stati gli uomini a rimanere suggestionati dalla haute couture, più che le donne. Sono fioriti stili mai visti prima, come ad esempio le gonne in cuoio di Kanye West, A$AP Rocky e tutti i loro piccoli adepti fashionisti. L’uso della gonna, qualsiasi sia il genere che la indossi, ha sempre creato dibattito tra le genti dell’hip hop, l’unica cosa certa è che difficilmente passerà mai di moda.

LE EDIZIONI LIMITATE


Periodo: metà 2010
Eccoci qui nel 2015, un’era in cui i brand di streetwear si affiancano placidamente alle grandi case di moda e spesso rivestono proprio gli stessi ruoli. Se questi ultimi sono fuori portata economica per la gran parte degli esseri umani, i primi sono molto più abbordabili, perciò ad avere successo sono i jeans classici, i pantaloni militari pieni di tasche e tutto ciò che vendono nel negozio dove comprate abitualmente le vostre felpe. Per i puristi, il tipo di braga indossato è solo il risultato un po’ confusionario di anni e anni di storia del rap, inteso come genere musicale. Stretti oggi, gessati domani. I rapper vanno dove li porta il vento, proprio come i loro calzoni.

Thank for your puchase!
You have successfully purchased.