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Postcards from the future

Questo racconto fa parte di Terraform, la nostra rubrica bisettimanale di narrativa sci-fi. Racconti sul futuro dell’uomo, della Terra e dell’universo—tra nuovi approcci alla realtà e evoluzioni distopiche del nostro presente. Ogni due giovedì una nuova puntata: se hai un’idea da proporre o un racconto da pubblicare, scrivici a itmotherboard@vice.com.

Anno 2066

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L’Impero Occidentale vive la fase terminale della sua crisi. I disordini dovuti a conflitti etnici, religiosi e sociali sono all’ordine del giorno. Continuiamo a moltiplicarci in modo esponenziale e la sovrappopolazione mondiale è arrivata a livelli insostenibili per il pianeta.

L’impatto ambientale della specie umana ha superato il punto di non ritorno e l’ecosistema terrestre è ormai in gran parte compromesso.

Abbiamo dimostrato di essere una specie infestante e irrazionale, incapace di autoregolarsi in modo armonico con l’ambiente circostante.

L’l% dell’umanità controlla il 99% delle risorse. La parte più ricca del pianeta difende il proprio dominio con ogni mezzo necessario, dando vita a una struttura sociale instabile, caratterizzata da fortissime disuguaglianze.

Il Mercato è ancora la principale Grande Narrazione Collettiva. Le più corpose transazioni finanziarie avvengono su circuiti totalmente opachi dove i cosiddetti Ultimi Ricchi collocano più del 50% dei propri capitali. Quella che un tempo si chiamava “economia reale” è praticamente scomparsa.

L’aspettativa di vita si alza a 150 anni, mentre la curva di apprendimento delle nuove generazioni si allunga: i percorsi di studi possono durare fino ai 40 anni, ma nonostante l’elevato livello di competenze raggiunto quasi nessuno in età adulta riesce a intraprendere un progetto di vita indipendente.

La domanda di consumi culturali è elevatissima. Il turismo d’arte rappresenta una delle industrie più forti. L’intelligenza media è in crescita costante e le nuove generazioni, colte e cosmopolite, danno vita a forme di espressione artistica complesse e radicali, ma del tutto incapaci di influenzare il tessuto politico e sociale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità redige una graduatoria delle “Pratiche a rischio di dipendenza grave”: al primo posto si colloca l’uso dei dispositivi digitali. L’augmented reality e l’ibridazione con le macchine sembrano configurarsi come il nostro prossimo, inevitabile, salto evolutivo.

Nonostante la stagnazione economica e le numerose campagne di sensibilizzazione all’uso dei contraccettivi, la popolazione mondiale non accenna decrescere.

Violenze e disordini scoppiano continuamente tanto ai confini quanto all’interno dell’Impero Occidentale. La stampa parla di “Guerriglia ibrida” perché il malcontento aggrega movimenti fatti da forze molto diverse, con background politici, culturali e religiosi un tempo incompatibili fra loro.

Tra i movimenti in ascesa il più forte è il Superumanesimo, con lo slogan “Every man is a Superman”. Apolitico e interreligioso, il superumanesimo propone di superare il “fallimentare esperimento umano” creando una specie mutante liberata dai limiti di Homo Sapiens.

D’ispirazione primitivista è invece il movimento Animal Party, un raggruppamento che nelle sue pratiche mescola naturismo, adunanze ludico-festose e guerriglia urbana. L’Animal Party inneggia al regresso evolutivo: tornare parte dell’ecosistema, assecondare la malinconia del selvaggio che da sempre abita nei cuori degli umani – i militanti del movimento si autodefiniscono ‘Chimere’, persone che si considerano un tutt’uno con gli animali.

Gran parte del ceto medio Occidentale condanna le violenze e confida nella rapida repressione dei movimenti più radicali. Stando ai sondaggi la stragrande maggioranza della popolazione semplicemente non si sente coinvolta dalle mobilitazioni.

L’interesse per quanto avviene ai confini dell’Impero è del tutto marginale nell’opinione pubblica.

Psicosi, impulsi anaffettivi e disturbi ossessivo-compulsivi sono le principali disfunzioni psichiatriche nelle aree sviluppate del pianeta. Il fatturato legato agli psicofarmaci supera l’indotto di videogame e pornografia.

Un noto brand di cosmetica cavalca l’ondata guerrigliera con una campagna pubblicitaria basata sullo slogan “Il futuro è un chimera”: si pubblicizza l’uso di protesi artificiali per trasformarsi in creature immaginarie. Tra gli adolescenti si registrano record di vendite.

Alcuni leader delle principali potenze cominciano a dare credito alle voci di avvistamenti alieni. Il Papa, in punto di morte, dichiara: “forse su altri pianeti il Signore sarà più felice della sua creazione”. L’affermazione viene interpretata come l’ammissione di un Disegno Divino attivo in altri luoghi della galassia.

Questo è l’anno 2066. CLICK.

Questo è il primo atto dell’omonima piéce teatrale—che si pone a metà tra performance e gamification—ideata e portata in scena da Sotterraneo, un collettivo di ricerca teatrale nato a Firenze nel 2005. Le produzioni del gruppo replicano in molti dei più importanti festival e teatri in Italia e all’estero, ricevendo negli anni numerosi riconoscimenti, tra cui Premio Lo Straniero, Premio Speciale Ubu, BeFestival First Prize. Sotterraneo fa parte del progetto Fies Factory curato da Centrale Fies e ha residenza artistica presso l’Associazione Teatrale Pistoiese.

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