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Una decina di manifestanti – alcuni con indosso delle armi – si sono schierati sabato fuori da una moschea di Irving, in Texas, per chiedere la fine di quella che hanno definito “l’islamizzazione degli Stati Uniti.”
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Stando a quanto riportato dal Dallas Morning News, David Wright – un membro del gruppo “Bureau of American Islamic Relations” – ha detto di aver organizzato la manifestazione fuori dal Centro Islamico di Irving come reazione ai recenti attacchi terroristici a Parigi.
“Abbiamo cercato di parlare con i membri della moschea prima di compiere quest’azione, ma non hanno risposto ai nostri messaggi,” ha detto Wright. “Quindi eccoci qua.”
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Alcuni video mostrano la marcia dei manifestanti fuori dalla moschea, tra cui era presente almeno un uomo vestito completamente di nero e con in mano un fucile d’assalto. Altri indossavano delle maschere e tenevano cartelli e bandiere americane.
Wright avrebbe affermato che le armi erano per “protezione personale”: “Vogliamo dimostrare la nostra forza. Non siamo dei bersagli facili.”
Il Dipartimento di polizia di Irving ha monitorato la manifestazione dal parcheggio della moschea. Anche il consigliere comunale David Palmer era presente alla protesta e ha condannato l’atto di intimidazione.
“Vi sembra ci sia qualche minaccia qui? Non gli si è avvicinato nessuno,” ha detto Palmer al Morning News. “Dubito che sarebbero contenti se domattina alcuni dei fedeli musulmani si presentassero fuori dalle loro chiese cristiane, battiste o metodiste muniti di fucili.”
La città di Irving era già finita sulle prime pagine dei giornali a settembre, quando Ahmed Mohamed, uno studente musulmano di 14 anni, è stato arrestato con l’accusa di “aver costruito una bomba” per aver portato a scuola un orologio artigianale.
La sezione di San Antonio del Council for American Islamic Relations (CAIR) ha riportato venerdì che una moschea ha richiesto maggiori controlli di sicurezza dopo che un uomo si è intrufolato nel luogo di culto e ha “imprecato contro i fedeli per la loro religione.”
Questi fatti sono avvenuti mentre negli Stati Uniti imperversa una crescente ondata xenofoba indirizzata, soprattutto dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso, verso i rifugiati siriani. Nonostante tutti gli attentatori di Parigi identificati finora fossero cittadini francesi o belgi, molti politici repubblicani – tra i quali svariati candidati alla presidenza – hanno chiesto di ridurre o vietare l’ingresso di cittadini siriani nel paese.
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