Música

Touching Bass: Pedestrian

Sapevate che la Oyster card nasce ad Hong Kong? Bè, nemmeno io, prima di parlare con Pedestrian. Quante volte ho preso la metro a Londra non sapendo di avere così tante cose in comune con i ragazzi di Hong Kong. A parte accrescere la mia conoscenza del mondo, Pedestrian ha fatto uscire un botto di roba succosa. Abbiamo chiacchierato della vita nel Bahrain, di feste che durano tutto il weekend e del motivo per cui gli piace camminare.

Hey Pedestrian, che mi racconti?

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Pedestrian: Me la sto polleggiando nello studio di Maribou State al momento, dato che stiamo lavorando su un nuovo live set con un batterista, siamo praticamente pronti. Sono sempre stato abbastanza insoddisfatto dei miei set esclusivamente Ableton. Mi sono sempre visto con altre persone sul palco. La cosa bella è che adesso potremo esibirci nei nostri pezzi da soli o in collabo. È molto più coinvolgente per il pubblico, a mio parere, piuttosto di avere a che fare con tre ragazzi alle prese con i sample. Cioè, non è che siamo proprio i Kraftwerk.

Ho letto da qualche parte che hai un cane immaginario. Come sta Jim Bob?

Sta bene, è un po’ silenzioso ultimamente.

Sei uno a cui piacciono gli animali quindi?

Diciamo che mi piacciono quelli immaginari, ho anche un gatto e un pappagallo.

Molto meglio i cani. Senti, tu hai vissuto nel Bahrain, com’è la vita nel golfo persico?

Era più che altro una comunità di espatriati occidentali quindi è stato come una vacanza lunga 7 anni. Certo, avevo accesso a musica e cultura arabe, ma c’erano anche un sacco di inglesi, statunitensi e australiani. Ho avuto un’istruzione normale, la stessa che avrei avuto in Gran Bretagna.

Ma un po’ hai partecipato allo stile di vita arabo, no?

Sì, andavamo alle moschee perché i miei genitori non volevano che crescessimo in una campana di vetro occidentale. Siamo stati in Arabia Saudita per un po’ e in altri paesi di quella zona. Veramente fico.

Quindi insomma hai preso la malattia del viaggiatore?

Sì, io amo viaggiare. Il mio posto preferito forse è l’India. Ci sono stato un paio di mesi, un annetto fa. Vorrei tantissimo visitare il Sud America la prossima volta che posso. L’india è un posto meraviglioso con un sacco di campagna splendida e gente fantastica. Poi sono stato a Hong Kong perché mia sorella studia lì e mi aspettavo di avere un qualche choc culturale, ma in realtà è molto occidentalizzata. Guidano a sinistra e hanno una cosa che si chiama Octopus card, che è l’equivalente della Oyster card, ma la puoi usare anche nei negozi. È lì che hanno testato il sistema prima di portarlo a Londra. Hanno anche una metro che assomiglia a quella di Londra in tutto e per tutto, se non che funziona meglio. La raccomando.

Parliamo di musica: il tuo remix di “Olivia” di Maribou State è una delle mie cose preferite dell’anno scorso, com’è stato farlo?

Oh grazie. Di solito quando faccio un remix ne faccio cinque versioni diverse. Anche se pensi di avere qualcosa di veramente buono sottomano al primo colpo, potresti avere qualcosa di meglio al secondo. In questo senso, dato che amo le cose originali, ho provato alcune diverse possibilità e niente mi sembrava funzionare. Mi ricordo che ho preso il sample di quel suono polveroso da Rhodes e buttarlo dentro una delle versioni. Non è che funzionasse granché ma mi piaceva il suono quindi ho tirato via tutto e ricominciato una versione nuova a partire da lì. Volevo che fosse qualcosa di solare e fresco e che avesse un sentore di nostalgia. Non mi ricordo molto altro perché alla fine del remix ero molto stanco.

Mi piace molto il suono di quel rimshot che sembra qualcosa che bussa dall’etere.

Ah, credo che quello fossi io che bussavo sul tavolo. Faccio molto field recording, ho questo pack di suoni che ho creato con i miei amici di Cambridge in un momento di particolare svarione. Abbiamo creato una cosa che si chiama ‘organic sound harvest’, cioè io andavo in giro con il mio telefono e registravo qualsiasi cosa, per avere un po’ di rumori interessanti. Praticamente un’ora di registrazioni a caso. Cose tipo bombolette spray, tazze, lavatrici. Organic è una parola un po’ di merda, ma rende abbastanza l’idea.

Ti chiami Pedestrian perché ti piace camminare?

Beh mi hanno tolto la patente per sei mesi l’anno scorso. Ne ero abbastanza contento, ad essere onesti, perché era troppo costoso avere una macchina, avevo pure una macchina di merda. Credo che sia un bene per tutti se non guido.

Tu sei uno di quelli che camminano a tempo di musica?

Sì, questo è un po’ il motivo per cui ho scelto questo nome, dato che ascoltavo un sacco di hip hop e poi mi sono dato alla drum and bass. Tutta la roba house che ho sentito era molto generica, ma quando sono andato a Cambridge ho iniziato ad ascoltare dell’house veramente buona, che mi accompagnava mentre andavo in università. 120 BPM è la velocità perfetta per camminare. È stato un bel cambiamento per me, quindi da lì ho deciso il mio nome d’arte.

Sì, la drum and bass è un po’ veloce per camminare.

È più la velocità di “ti prendo a pugni”.

Hardware o software?

Uso un bel po’ di software, ma sono dalla parte dell’hardware. Questo per il fatto che l’hardware suona naturalmente meglio. Cioè da un software puoi prendere un bel synth, ma gli manca tutto quel rumore di fondo e tutte quelle distorsioni armoniche che lo rendono completo. Puoi spendere un botto di tempo a effettare i synth software per dar loro consistenza, ma un buon synth reale non ha bisogno di nient’altro. Mi piace anche il fatto tangibile di usare cose analogiche, girare manopole e usare le tue orecchie anziché guardare uno schermo. È più concreto.

La tua traccia “Hoyle Road” mi dà una bellissima sensazione, soprattutto sentita fuori casa. Parla di un posto in particolare?

È una casa a Tooting. La traccia parla di me e dei ragazzi di Maribou State che andiamo a una festa di venerdì sera, ci svegliamo il giorno dopo e ci sentiamo abbastanza sballottati, poi troviamo un sacco di gente intorno a noi e quindi rimaniamo lì e la cosa si trasforma in un intero weekend di festa. Era il periodo in cui eravamo amici da poco ma sentivamo di conoscerci da sempre.

E ora stai sperimentando abbastanza con la voce…

Ho sempre usato la mia voce, ma era più in senso astratto, ora mi sono un po’ annoiato di usare gli stessi sample R&B e gli stessi acappella che si sentono sempre in giro. Normalmente canticchio qualcosa sulle mie tracce e poi provo a dargli un senso. Mi piace tantissimo il cantante dei Black Keys però, cavoli la sua voce è così grezza e lui è uno che non andrebbe da nessuna parte a X Factor ma è perfetto così. Però, è buffo, io ascolto quasi solo roba strumentale.

Vedo che ti piace anche Reggie Watts…

Bè ovviamente. Sono un fan dell’umorismo nonsense e lui è un po’ quello. Fa freestyle pazzeschi e le sue felpe afro sono incredibili.

Qual è il vibe di questo tuo mix?

Volevo metterci un po’ di hip-hop, d’estate mi piace la combo hip-hop e sole. Ci sono un po’ di classiconi dei miei anni adolescenziali e anche un po’ di roba nuova. Ho messo anche una cover di “The World Is Yours” di Nas fatta da Will Sessions, ma ci ho messo sopra un acappella di KRS-One. E poi ci sono anche alcune mie tracce.

Quali sono i tuoi piani per il futuro?

A parte le mie collaborazioni con Maribou State che spero saranno sempre di più, ho un EP per Born Electric, che dovrebbe uscire a breve.

Molto bene, grazie mille!

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