Tutti sappiamo che spararvi eroina in vena vi renderà artisti fenomenali. Cos’altro pensare di Basquiat, Kurt Cobain e Borroughs? Non avete visto la robaccia che producevano prima di iniziare a farsi? Certo che sì, perché la mettono sui libri del liceo per insegnarvi che non sarete mai in grado di creare arte vera senza una seria dipendenza. Un gruppo di artisti di cui probabilmente il vostro libro non faceva menzione è quello degli spacciatori che usano timbri personalizzati per abbellire le buste in cui vendono l’eroina. Un po’ come le grafiche dei cartoni di acido, ma più grottesche e con maggiori probabilità di uccidervi.
Dequincey Jynxie è una bucomane che gestisce un blog omonimo. In pratica, si tratta di un archivio fotografico dei vari timbri delle buste d’eroina che si trovano in giro per Brooklyn e Manhattan con tanto recensioni del prodotto, in modo da offrire ai consumatori una guida sempre aggiornata su cosa procurerà loro uno stato di benedetta e introspettiva sonnolenza, e cosa invece li lascerà stesi a vomitare acqua e bile per ore. A proposito, sono piuttosto certo che Dequincey Jynxie sia solo un’allusione a Thomas De Quincey, e non il suo vero nome. È una profezia le cui conseguenze sarebbero troppo pesanti, per darlo come nome alla propria figlia.
VICE: Ehi, Jynxie. Qual è la storia che sta dietro a questo archivio online?
Dequincey Jynxie: Stavo facendo un po’ di pulizie nella mia stanza quando ho trovato una grande varietà di bustine marchiate che avevo ammucchiato e da cui pensavo di trarre una specie di catalogo. All’inizio erano solo immagini, ma andando avanti ho aggiunto le recensioni, più come un’annotazione personale che altro. Ho cominciato a collezionare tutte quelle che trovavo, ma alla fine sono diventate davvero troppe—avrei dovuto spendere 30.000 dollari in bustine di plastica per preservarle, una cifra con cui probabilmente mi sarei potuta prendere un diploma o una barca a vela. Fanculo.
Capito. Cosa ti piace così tanto di quest’arte?
Ho una formazione artistica e ho lavorato per un po’ nel settore, sono sempre stata affascinata dalle etichette. In più mi interessava avere una classificazione della qualità dei prodotti, specialmente se c’era qualcosa di particolarmente buono, cattivo o pericoloso, così il sito avrebbe funzionato come strumento di prevenzione.
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Ci sono mode più diffuse di altre?
In termini di confezionamento, i marchi sono spesso collegati ai concetti di droga o pericolo, come K.O. o D.O.A [dead on arrival, morto all’arrivo dei soccorsi], oppure incentrati su New York, come “Il meglio di Brooklyn” o “Empire”, per esempio. Più di recente, però, sono usciti un paio di timbrini legati alla cultura metropolitana, come “Bugatti”, “Gucci” o “Contanti”—cose così. Mi sono imbattuta anche nello stranissimo “Arm & Hammer”. È un dentifricio al bicarbonato. Non so bene perché dovresti voler associare l’eroina con uno dei componenti più noti per i “tagli”.
È una tendenza solo newyorkese?
Per quanto ne so, New York City, il New Jersey e Philadelphia sono le uniche zone dove questa moda è ancora in voga. Usava anche in New England, ma all’inizio del nuovo millennio le cose sono cambiate e ora l’eroina si vende in “dita” da dieci grammi, che prendono il nome dal fatto che gli spacciatori sono soliti riempire il dito dei guanti di gomma con la roba e legare l’altro capo.
E nel resto del Paese?
Il mercato dell’eroina degli Stati Uniti è in rapido mutamento, a causa dei cartelli messicani che portano dentro prodotti totalmente diversi—come la Black Tar o BTH— rispetto a quelli colombiani del Nordest. Non mi stupirei se entro dieci anni la BTH diventasse la merce più venduta ovunque. In quel caso la confezione in bustina sarebbe sorpassata, un vero peccato. Nel Midwest o sulla West Coast, la BTH è venduta in “palloncini”, una cosa di infimo livello: gli spacciatori mettono la roba a casaccio in pezzi di borse di plastica da supermercato. Di sicuro molto meno romantico.
Che cose strambe. Il design della busta ti dice molto dello spacciatore che ci sta dietro, di solito?
No, non direi. Molti spacciatori ricevono il prodotto già marchiato. Ne ho conosciuti un paio che marchiavano da sé le bustine, ma usavano uno stampino generico, come una stella o cose che si vendono in cartoleria. Ci sono casi, comunque, in cui i timbrini sono usati per provocare i concorrenti, come “Shooters”, con due pistole puntate l’una contro l’altra.
Cosa è successo con “Shooters”?
Potrebbe essere una leggenda metropolitana, ma ho sentito da varie fonti che uno spacciatore di Bushwick ce l’aveva con uno che si era spinto nella sua zona e gli aveva copiato il simbolo—”Too Strong”, mi pare si chiamasse. Così il primo ha creato un altro logo, “Shooters” appunto, con le due pistole, che in sostanza significa: “Se continui a cercare di fregarmi il mercato, ti ritroverai la pistola puntata in faccia.”
Qual è il timbro migliore in cui ti sei imbattuta?
Mi piacciono quelli che hanno anche dei disegni o dei doppi sensi. È vecchio e non l’ho nemmeno recensito, ma “Twilight” era davvero bello. Non sono sicura se rimandasse al significato letterale [crepuscolo] o al film di vampiri—l’immagine era quella delle vecchie maschere teatrali—, ma era divertente.
Se scelgono il nome di un marchio esistente, la qualità del prodotto è corrispondente? Per dire, una dose marchiata Louis Vuitton è migliore di una JCPenny?
No. Anzi, ho notato che i timbri delle marche più roboanti si accompagnano spesso ai prodotti peggiori.
Sì, ha senso. Non ti propongono mai sostituti dell’eroina? Ti sei mai rifiutata di mettere qualcosa online?
Fortunatamente il Krokodil non ha ancora fatto la sua comparsa negli Stati Uniti, ma no, non credo di aver rispedito qualcosa al mittente. Finché è pertinente, penso che l’informazione sia potere. Tutti abbiamo vizi e cattive abitudini a bilanciare le nostre virtù. Penso che sia importante dare alla gente la conoscenza di cui ha bisogno per vivere nel modo più sicuro e felice possibile.
Nella vita reale qualcuno sa che sei tu che gestisci il blog?
Per la maggior parte no, mi mantengo nell’anonimato.
Non hai paura che agli spacciatori possa arrivare la voce che ci sono terribili recensioni della loro roba sul tuo sito?
Ahah no, a dire il vero a diversi spacciatori ho già detto del mio blog. Penso che per loro possa essere utile sapere cosa pensano i clienti. Di solito faccio comunque sapere alle mie fonti se la loro roba era spazzatura, perché la maggior parte non si fa e cerca davvero di offrire un prodotto buono. Quindi il feedback gli fa comodo.
Ci farai qualcosa con tutti i timbri che hai in giro?
A dire il vero non ne ho più. Ero arrivata circa a 3.000, ma li ho buttati via quando mi sono trasferita dal mio precedente appartamento di New York. Di solito penso che la drug art sia piuttosto fiacca, ma in un mondo ideale avrei pensato di bagnare nel metallo ogni busta e farci un’installazione. Attualmente non ho gli strumenti, però, e probabilmente mi ci vorrebbero 5 anni per trovare fondi, trasportare e lavorare 3000 bustine di droga. Be’, anche un fattone può sognare, no?
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