Global Trend Report 2012 – Gente di strada

Il Global Trend Report è il nostro resoconto annuale su come i ragazzi di tutti i Paesi della Terra amano vestirsi. Be’, non proprio tutti i Paesi, diciamo quelli in cui abbiamo un ufficio. In questo primo post ci occupiamo di quello che indossano persone che non sanno cosa sia lo Zeitgeist. Giusto per restare in tema con il nostro Fashion Issue 2012.

Questa è la prima parte; nelle due successive ci occuperemo di fashion kid e ragazzi che suonano o gravitano intorno alla musica.

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Come prima cosa, abbiamo chiesto a Daryoush, editor di VICE Style, cosa significhi “gente di strada”, e la sua risposta è stata:

– “Quelli che non pensano di lavorare nella musica o nella moda.”
– “Quelli che non hanno pretese di emergere dalla massa, perché adorano far parte della razza umana.”
– “Quelli che vogliono sembrare street, perché lo street è un inno alla vita, divertente e pieno di sorprese.”

Il quadro è chiaro, no? Ecco dunque come si veste la gente di strada intorno al mondo, quest’anno. 

AUSTRIA

Le ragazze austriache passano l’intera giornata ai grandi magazzini, intenzionalmente avvolte in vestiti di almeno una taglia più piccoli. Nessun problema se si tratta di serate in discoteca o simili, ma essere visivamente assaliti dai prominenti attributi di una qualche fanciulla nella violenta luce artificiale di un grande magazzino è un po’ troppo, prima di pranzo. Anche per i ragazzi, l’abbigliamento da giorno è all’insegna del comfort, solitamente nella forma di una semplice tuta da ginnastica. Niente vezzi o tocchi di stile, se non per l’obbligatorio marroncino da lampadati. Tutto cambia con il buio della notte, quando ambo i sessi sfoggiano abbastanza pelle, strass e jeans lucidi da poterci equipaggiare yacht su yacht di oligarchi per i prossimi dieci anni.


BRASILE

Fino a un paio di anni fa, l’universo dei ragazzini delle favelas ruotava esclusivamente intorno all’hip hop. Da quando l’economia è esplosa, però, sono spuntante alternative sufficientemente valide ed economiche da permettergli di abbandonare il look da “ragazzino del ghetto a cui piace il rap.” Così, potremo trovare un ragazzo con i dilatatori da metallaro, una t-shirt oversize di una marca skater e il cappellino con visiera all’indietro, il tutto condito con tatuaggi sulle braccia e scarpe Adidas. Oppure, una ragazza in scarponcini argentati, chignon riccioluto e un tubino nero che pensereste disegnato da Diana Orving, ma che probabilmente le è costato dieci euro in un discount. Pollice in su per le economie in via di sviluppo.


BULGARIA

La classe operaia bulgara, aka gli zingari, si affida al manifesto “Migliore lo stipendio, migliori i vestiti.” Il lavoro di questo ragazzo consiste nel ripulire gli appartamenti e portarsi via quello che la gente non vuole più con un cavallo e carrozza, quindi la maggior parte del suo abbigliamento è data da quello che gli viene lasciato dai suoi clienti o da roba buttata da altri, con un occhio di riguardo per cappotti in via di disfacimento e pesanti scarponi da montagna. Se avesse abbastanza soldi per comprare quello che desidera, andrebbe dritto al reparto gioielleria per fare incetta di catene e anelli d’oro. Potendo, aggiungerebbe un paio di scarpe da ginnastica al neon e un piumino nero lucido. Il punto è che la gente non butta quel genere di cose, e lui e i suoi compari devono accontentarsi dei vestiti più caldi che riescono a trovare.


CANADA

Dopo New York, la moda lo-fi della Polo vintage sta gradualmente attecchendo anche a Montreal. I ragazzi abbinano giubbotti e magliette Polo Ralph Lauren con i classici dello stile da ghetto come cappellini New Era e gioielli d’oro, mentre i più temerari fanno proprio il total look anni Novanta compreso di taglio di capelli alla Kid’N’Play. Le ragazze sono ancora alle prese con gli Ugg tarocchi o le Jordan alla caviglia, i bomber con i risvolti di pelliccia e le sopracciglia così sottili da essere quasi invisibili. Le più modaiole si stanno tuttavia avventurando nelle terre di un esitante look rockabilly, completo di rossetto rosso fuoco, strani eye-liner e fiocchi nei capelli corti e ricci.


FRANCIA

Gli accessori sono un tabù assoluto per i ragazzi delle banlieue parigine. Chiunque sia scoperto a indossare una catenazza in oro o argento è etichettato come “americano”, che è un modo leggermente più carino per dire “coglione”. Lo stesso vale per ogni orologio, braccialetto o anello giudicato troppo appariscente o luccicoso. Al di là di questa frugalità di facciata, ragazzi e ragazze sono accomunati dall’eccessiva ostentazione del guardaroba. Per i ragazzi vanno forte North Face, sneakers Gucci tarocche e cose come raparsi i lati della testa lasciando in mezzo un grande ciuffo di capelli crespi che sballonzola ad ogni passo come un cazzo al vento. Per le ragazze, fascianti pantaloni rosa evidenziatore di velour, capigliature platinate sfilate e altre amenità finto-Gucci sotto forma di sneakers, borsette e giacche.


GERMANIA

Anche se è un look ridicolizzato fin dalla sua nascita, i ragazzi hanno inspiegabilmente adottato lo stile da Guido: si rapano i lati della testa e fanno col resto dei capelli degli spuntoni pregni di gel, portano marsupi, si cerettano il corpo e ascoltano insopportabile rap turco con indosso delle tute così lucide che ci si può specchiare. Le ragazze sono un mix confuso di trattamenti del salone di bellezza e look acqua e sapone da figlia di famiglia musulmana. Menzione speciale per le sopracciglia da battona e le minigonne che dovrebbero coprire il sedere, ma che risultano praticamente invisibili sotto tutto il tessuto nero a bande dorate che si ostinano a indossare.


ITALIA

Moncler è riesplosa con i suoi piumini super-lucidi circa due anni fa, e da allora è pieno di marchi italiani che ne fanno delle imitazioni per i ragazzini che vogliono rivivere il look da paninari degli anni Ottanta, modernizzato da un imprescindibile paio di Nike solitamente in pendant con uno dei colori della giacca. Questi/e giovani si bardano in sciarpe, berretti e piumini anche se fuori fa un caldo da sciogliersi, assicurandosi che il marchio sia sempre in bella vista. In poche parole, l’essenza dello stile della strada italiana consiste nel diventare una calda pubblicità ambulante e sberluccicosa. 


MESSICO

I ragazzi delle colonias di Città del Messico sono ormai noti come Jordi, perché vivono costantemente con le Jordan ai piedi e il brillantino dell’omino d’oro che salta alle orecchie. L’unica cosa che gli importa più delle loro scarpe è il reggaeton, ma in realtà avere le scarpe giuste con cui farsi vedere mentre lo ballano è altrettanto vitale. Lasciando da parte il capitolo scarpe, il Jordi standard indossa jeans larghi o pantaloni bianchi di Goga & Co. ricoperti di toppe e magliette finto-Ed Hardy o piene di strass alla Christian Audigier. Dal punto di vista “religioso”, San Giuda Taddeo è stato insignito del titolo di santo patrono delle colonias, facendo sì che i ragazzi se lo tatuino o lo portino stampato, abbellito con vari lustrini, sulle magliette. In pratica, il nuovo vestito della domenica.


 


ROMANIA

Se i vestiti potessero parlare, molti ragazzi rumeni comprerebbero quelli con in dotazione un megafono. Entrambi i sessi sono attratti dai più squillanti gialli, arancioni, rossi e rosa; i ragazzi puntano a tenute sportive, mentre le ragazze optano per pantaloni lucidi, giacche di vinile e qualsiasi cosa sia sufficientemente morbidosa e pelosa. Non contente, le giovani fanno del peluche il materiale preferito per orecchini, borse e porta-telefono, e, per sfogare appieno i sogni infantili di principessine, indossano un makeup luccicante, applicato con generosità su viso e scollatura. I ragazzi si fanno tatuaggi tribali e intagliano motivi nelle loro barbe, cosa sempre piuttosto divertente da guardare.

RUSSIA

gopnik, ovvero i ragazzi sotto i trent’anni degli ex Paesi sovietici, si possono identificare piuttosto facilmente proprio grazie al look. Ah, e dalla quantità di birra e vodka che ingollano. Ma il look rimane il discrimine più importante. Tra i capi di spicco, giacche di finta pelle (spesso un po’ stropicciate sul davanti) o sportive, sneakers Porsche false o scarpe di pelle a punta, pantaloni da abito in nylon, felpe con il cappuccio e copricapo di pelle. I capelli vanno rasati a zero o corti e incollati alla fronte, divisi in ciocche. Un tempo, le fidanzate di questi bellocci erano tutte giacche di paillette, jeans acid-wash e i tacchi a spillo più alti in circolazione; e in qualche modo lo sono ancora, ma adesso quelle di Mosca e San Pietroburgo hanno imparato a moderarsi, optando per capi un po’ più raffinati.


SUDAFRICA

I ragazzi dei sobborghi sono un luminoso esempio della tendenza tutta africana a cercare di sembrare un figo anche se vivi nel più completo squallore. Probabilmente, il fatto che lo store della Nike di Johannesburg abbia chiuso lo scorso anno e che tutti i capi rimasti in magazzino siano stati venduti per strada a due lire ha rinforzato la tendenza, ma questi giovani sarebbero stilosissimi anche senza l’aiuto delle multinazionali. Sia maschi che femmine indossano magliette a strisce marrone scuro e senape, pantaloni slim-fit o jeans a vita alta e Superga. Quanto ai copricapo, vanno forte sia berretti che cappelli a tesa larga che, mentre ballano il kwaito—il genere sudafricano che unisce hip hop, funky britannico e house music—sollevano da terra calciando esattamente sulla propria testa.


SVEZIA

I ragazzi meno abbienti hanno recentemente vissuto il boom dello streetwear, diventando probabilmente più sgamati in fatto di moda internazionale di quanto lo siano i fashion-addict svedesi. Vista l’enorme quantità di cappotti Helly Hansen e borse Fjällräven in circolazione, nessuno deve temere per lo stato dell’orgoglio nazionale. Al contempo, le marche americane di workwear si stanno facendo strada con la forza, perché, pur trattandosi di vestiti pensati per l’utilizzo sul campo, i rapper ne hanno fatto una moda. Questo significa che scarponcini Timberland, giacche North Face e magliette Nike sono una necessità imprescindibile per chi vuole sembrare un esperto di hip hop e non uno che fa escursionismo e colleziona campioni di muschio per hobby.

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