Vice Interviews – Colle Der Fomento

Io negli anni ’90 ero dentro fino al collo alla scena hip hop italiana, e non me ne vergogno, sinceramente. Anzi, adesso il tutto sta prendendo sembianze quasi mitologiche e la gente mi chiede di raccontargli episodi dell’epoca perché loro c’erano ma erano dei mega nerd e se ne restavano ai margini. E così scopro con piacere che pure quelli che schifano il rap e che ora sono mega-indie o mega-intellettuali erano dei ragazzini coi brufoli e lo zainetto enorme che venivano ai nostri concerti. Uno dei pochi gruppi davvero validi all’epoca erano i romani Colle Der Fomento, quindi non appena ho saputo che usciva il loro nuovo disco, “Anima e Ghiaccio” non ho potuto fare a meno di fargli qualche domanda, ma siccome non li vedevo da sette anni almeno era inevitabile cadere nel ciao come va.

Vice: Allora ragazzi. Rieccovi.
Colle: Ammazza che ometto! Non ti riconoscevo coi baffi, tutto vestito bene, complimenti.

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Visto? Niente male eh? Anche a voi vi vedo in forma. Mi sembrate quelli di sempre.
Insomma, gli anni passano per tutti. Comunque si dai, siamo discretamente in forma.

Tanto che non ci si vede.
Tantissimo. Mi ricordo ancora quando ci siamo conosciuti; all’Hip Hop Village a Torino nel ’95. Tu suonavi con DJ Double S ed era l’anno della sfida fra Tormento e Maury B.

Già, le prime avvisaglie di violenza nell’hip hop italico. Allora, disco nuovo finalmente.
Mazza, gliel’avemo fatta. Finalmente.

Come mai sette anni? E’ tanto fra un disco e l’altro.
E’ tanto si. In realtà non volevamo metterci così tanto. All’inizio ci siamo un po’ guardati attorno perché eravamo rimasti senza Ice One, il nostro produttore. Poi abbiamo avuto il calo di interesse che hanno avuto un po’ tutti nell’hip hop in Italia un cinque anni fa e poi ci siamo rimessi seriamente a lavorare sull’album tre anni fa. Ma sai, col passare dell’età, non hai più tutto il tempo di prima da dedicare alla musica e quindi alla fine, sommi tutto e fanno sette anni. Ma siamo molto soddisfatti del risultato.

Quindi nel frattempo, come si dice, vi siete fatti una vita.
Si si, a voja. Una vita normale, un lavoro, le bollette. Le cose di tutti. Però la passione per la musica è rimasta quella: una passione a cui però ti ci devi dedicare come a un lavoro.

Il rap intanto è cambiato molto. Come la mettiamo?
La mettiamo che noi continuiamo a fare quello che sappiamo fare bene. Cioè, non mi metto a fare Lil Jon perché adesso va Lil Jon. Non è la mia cosa. Faccio il mio, cercando di evolvermi e basta.

Un giudizio sulla scena rap attuale?

Mmm. C’è del positivo e del negativo dipende, come in tutto. La cosa che è cambiata molto è che da Eminem in poi, va di moda lo sfigato, il problematico. Che puo’ anche essere ok ma noi qui in Italia, riusciamo a rendere teatrale tutto quindi figurati. E’ diventato tutto un po’ un circo.

Fabri Fibra?
No, Fabri è un fenomeno reale. Cioè sono andati a cercarlo perché il suo album precedente aveva costituito un caso, non gli hanno cucito addosso il personaggio. Il problema è che ora non possono andare in giro a cercare il nuovo Fabri Fibra. Che senso ha? Cercate altro di altrettanto potente.

Ma lo stato attuale delle cose vi fa incazzare?
Ma no figurati. Ognuno fa quello che vuole. Pure l’Italia è cambiata molto in generale, rap a parte. Ci piace sempre meno, però è finita l’epoca dell’incazzo e dell’odio pieno. Crescendo si riflette e ci si mette l’anima in pace. Il mondo non lo cambi. Pensiamo a far bene le nostre cose.

BASILIO ROSSI

Foto di Lele Saveri

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