
Immagine via Facebook.
A chi non piacciono i delfini? Piacciono talmente tanto che persino i “delfini assassini” dei Simpson risultano belli e catalizzano sentimenti positivi. E piacciono talmente tanto che saranno pochissimi coloro che non hanno sentito la notizia di ieri sul delfino “morto per selfie” in Argentina.
Per chi non ne avesse sentito parlare, ecco un breve riassunto della vicenda così com’è stata riportata dalla stampa internazionale. Una folla di bagnanti di Santa Teresita, a nord ovest di Buenos Aires, avrebbe avvistato in mare un cucciolo di delfino e avrebbe pensato bene di catturarlo e di usarlo come accessorio per scattarsi dei selfie. Il delfino sarebbe poi morto per disidratazione dopo essere “passato di mano in mano tra i turisti, che volevano immortalare il momento a tutti costi, incuranti delle sue condizioni.”
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La notizia, accompagnata da un video e da una serie di foto che ritraevano la folla accalcata intorno al povero animale, è diventata virale, causando—ovviamente—una grandissima indignazione. Perché a tutti piacciono i delfini.
Fin da subito, però, hanno iniziato a circolare informazioni contrastanti. Stando a quanto raccontato al sito argentino Telefe Noticias da Herman Coria, autore di una delle foto, quello ritratto sarebbe stato solo uno dei numerosi delfini arenatisi sulla spiaggia nei primi giorni del mese. Il tutto si sarebbe svolto il 10 febbraio nel giro di “cinque minuti: [il delfino] è arrivato a riva morto; hanno provato a rimetterlo in mare, ma niente.” Più avanti, l’uomo aggiunge che tutti i presenti volevano toccare e prendere in mano l’animale, e spiega che la diffusione dell’immagine era nata con l’obiettivo di portare all’attenzione la situazione della spiagga di Santa Teresita. “Non mi aspettavo quella reazione,” conclude Coria.
Come è chiaro, la sua versione e quella veicolata nella forma di “delfino morto per i selfie” non coincidono. Ma non è possibile dire con esattezza quale sia più vicina alla realtà. Secondo il quotidiano argentino Clarìn, infatti, una squadra di salvataggio inviata sul posto dalla Fundación Mundo Marino non è stata in grado di recuperare la carcassa dell’animale per effettuare un’autopsia e individuare le cause e l’orario del decesso.
Anche se non abbiamo certezze, però, una cosa è evidente: la storia riportata dalla stampa aveva tutte le carte in regola per diventare virale. Un animale in via di estinzione, per di più cucciolo, una morte causata per appagare la vanità dell’uomo, i selfie simbolo della bestialità della nostra società. Si tratta del genere di cosa che ci fa dire “il mondo fa schifo” e “ho perso la fiducia nell’umanità.”
Che è stato poi anche l’atteggiamento tenuto dalla maggior parte delle persone che in questi giorni hanno commentato la vicenda sulla base dei titoli sensazionalistici e senza chiedersi se la storia fosse realmente così come era stata presentata.
Ecco, non sto dicendo che bisogna diventare dei cinici menefreghisti. Né che tutta la vicenda, selfie o non selfie, non sia profondamente triste. Ma vedendo il modo in cui tutti noi reagiamo alle notizie senza sapere nulla a riguardo, uno potrebbe uscirne altrettanto scoraggiato: certo, un gruppo di persone che si fa delle foto con un delfino morto ti fa perdere speranza nell’umanità, ma migliaia di persone che condividono di pancia un articolo senza farsi due domande non fa un effetto molto diverso. Proprio perché le due cose sono strettamente legate.
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