Magari sarebbe successo comunque. Dopo tutto, il riscaldamento globale sta sciogliendo il permafrost artico alla grande senza bisogno dell’aiuto dei microbiologi, e all’interno di quel permafrost si trova potenzialmente qualsiasi tipo di orrore e stranezza in attesa di essere riportata in vita—tipo i virus giganti.
Soprattutto i virus giganti.
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Dal canto loro, gli scienziati non hanno fatto chissà quale fatica a trovarli. Da un solo campione di permafrost siberiano sono riusciti a ricavarne già due. Il primo di questi, il Pithovirus sibericum, è stato scoperto/isolato l’anno scorso, mentre quello scoperto più recentemente, il Mollivirus sibericum, è descritto in una ricerca uscita questa settimana su Proceedings of the National Academy of Sciences. Sono entrambi esempi di rari virus giganti, ovvero quel genere di virus facilmente visibile usando un microscopio ottico.
Questi virus giganti sono destinati a cancellare la civiltà umana dalla faccia della terra? Be’, il lavoro è stato condotto in un laboratorio CDC super segreto, stando a quanto scritto in un report dell’AFP. I microbiologi dietro la scoperta, un gruppo per lo più proveniente da istituti francesi e russi, assicura che prima di “risvegliare” il virus devono essere certi che sia innocuo per gli esseri umani. Lo faranno infettando con il virus un’ameba monocellulare, che farà la funzione di ospite.

Immagine: Claverie et al
Un paio di particelle virali ancora infettive dovrebbero bastare davanti a un ospite vulnerabile, per resuscitare virus potenzialmente patogeni,” a detto all’AFP “Se non prestiamo la dovuta attenzione e industrializziamo queste aree senza precauzioni, corriamo il rischio di risvegliare un giorno qualche virus come il vaiolo, che pensavamo fosse ormai debellato.” La cosa mi rincuora, in qualche modo.
Il Mollivirus sibericum è solo il quarto virus gigante conosciuto. Risalgono tutti a tempi preistorici. La prima scoperta è avvenuta nel 2003 con l’identificazione della famiglia Mimivirus, virus enormi che sono stati isolati per la prima volta nel 1992 nell’acqua presa da una torre di raffreddamento durante un’epidemia di polmonite (causata da batteri, non dal virus). I Mimivirus sono dotati incredibilmente di 979 geni che codificano proteine, (al momento della scoperta) molti più di quelli di qualsiasi virus conosciuto. L’influenza A, per esempio, ha soltanto otto geni—il minimo per essere considerato un virus è quattro. È a dir poco incomprensibile, ma questi sono i virus più complessi di cui sappiamo.
Dopo la scoperta dei Mimivirus, i virus giganti che sono stati trovati dopo dai ricercatori sono stati i Megavirus e i Pandoravirus (leggete di nuovo il nome di quest’ultimo, per sicurezza), isolati da campioni di acqua raccolta sia in Cile che in Australia. Questa famiglia offre i più ampi genomi virali mai scoperti, con 2,556 geni che codificano proteine. Poi è arrivato il primo virus gigante siberiano, il Pitovirus sibericum, nel 2014.
“I nostri risultati fanno pensare che i virus giganti siano molti più differenziati di quello che che pensavamo all’inizio e dimostrano che sono presenti particelle virali infettive con schemi di replica diversi negli strati del permafrost siberiano,” specifica il nuovo studio. Imbattersi in un virus letale non è una cosa così inverosimile.
“Nonostante nessuna sequenza fosse abbastanza vicina da rilevare il Poxvirus e l’Herpesvirus isolati nel metagenoma del nostro campione di permafrost,” concludono i ricercatori, “non possiamo escludere che i lontani virus delle antiche popolazioni umane (e animali) della Siberia possano riemergere con lo sciogliersi degli strati di permafrost per colpa delle attività industriali.”
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