I sermoni distorti, e per lo più indecifrabili, sui presunti effetti benefici del nuoto contenuti in The Physical and Emotional Benefits of Swimming sono stati uno dei trend dell’ultimo periodo. Dramatic Records ha anticipato l’uscita di questo disco di Sebastian Palomar, un produttore di Trieste che ha abbandonato una promettente carriera da nuotatore per un futuro nel mondo della finanza londinese, e si è scatenato un maremoto. Anche se l’universo dei musicisti elettronici e del field recording è in costante espansione è chiaro il motivo per cui questo è uno dei concept album più sorprendenti che potrete ascoltare nel 2013.

Dall’inserto digitale “Swimming Manifesto” di Palomar
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L’album espone undici storie di “benefìci” del nuoto attraverso un denso mélange di sintetizzatori analogici, infestanti sample vocali, beat narcotici e riff scordati. Palomar ha creato il suo spazio sonoro—una “Aqua Oddity,” che vi immerge nell’esperienza condivisa di una realtà alterata e sommersa. Gli ascoltatori, i neofiti, vengono fatti orbitare in questa allucinazione ricca e talassica. Lo sfondo musicale acquatico insieme a una combinazione di software over-stretched e un 1973 Roland Space Echo, risulta tanto nostalgico quanto lo sono gli strumenti con cui è stato creato. Non si tratta di una vera e propria raccolta di canzoni, ma di una serie di umori, atmosfere e stati mentali che regalano momenti di vera riflessione spirituale e flussi di coscienza.
Sebastian Palomar stesso è un’entità astratta. È un personaggio nato dalla fantasia dell’uomo che si trova sulla copertina, kitsch e satirica, dell’album. L’intenzione, afferma, era di rendere Palomar un evangelizzatore delle gioie del nuoto inteso come fuga dalle ansie della vita moderna. In effetti ogni traccia è seguita da un commento tra parentesi riguardante le sensazioni e le soddisfazioni garantite dall’acqua, tutto è intriso di riferimenti a qualche manuale di auto-miglioramento. Comunque, è mia opinione che l’intero lavoro sia il diario frustrante di un percorso di auto-aiuto, più che la storia di come un uomo sia arrivato al successo—sembra una costante ricerca, una vasca in piscina e simultaneamente una all’interno della propria mente. L’anonimo creatore dell’opera ammette che Palomar non ha ancora raggiunto il ruolo di insegnante, ma ha completato il suo percorso di studi. Infine, come molti guru dell’auto-miglioramento, Palomar è un autodidatta.

Questo concept album è l’avventura di una fuga distopica da una città moderna. Gli elementi satirici—evidenti, anche nelle illustrazioni della copertina, e illustrati con una palette di suoni immersi nel subconscio della cultura pop—sono composti non solo in modo da emulare la nostra società malata, ma anche per criticarla, canzonando anche l’industria motivazionale e l’ego delle personalità che produce. Palomar sta davvero proponendo un farmaco, o è più una via di fuga? Le piscine di Palomar sono, dopo tutto, una peculiarità un po’ sudicia della città moderna—una gabbia d’acqua sintetica diventa una sfuggente, forse superficiale, oasi di vita. Invece, mentre Palomar guida l’ascoltatore su una via di fuga uditiva, le tracce divergono dalla colonna sonora kitsch per trasformarsi in un lido municipale, evocato da pezzi come “Benefits Respiratory” e vergono verso la psichedelia oceanica di “Benefits Anti-Metropolitan” e “Benefits Transcendental.” Si culmina in una clip sonora stordente, “Benefits Escapological”—una cascata, con una composizione lancinante, che finisce troppo presto. Di tutti i Benefits, questo mi ha colpito per essere il più terapeutico–questa è la bellezza oppiacea e sfuggente di cui abbiamo davvero bisogno nei nostri momenti di fuga ricreativa.
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